Soia, nel Veronese si prevede un anno produttivo

C'è grande attesa per le semine di soia nel Veronese, che dovrebbero segnare una forte crescita sulla scia dell'ingente rialzo dei prezzi. Previsto un aumento di semine anche per quanto riguarda il riso.

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Soia

Grande attesa per le semine di soia nel Veronese, che dovrebbero segnare una forte crescita sulla scia dell’ingente rialzo dei prezzi. Dai 35 euro a quintale dell’anno scorso i prezzi sono volati infatti a 52 euro, anche sulla spinta della grande richiesta da parte della Cina che ha ripreso ad acquistare soia a livello internazionale.

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«Le semine partiranno a fine aprile, ma ci sono intenzioni di semina molto alte – spiega Filippo Sussi, presidente del settore seminativi di Confagricoltura Verona -. La Cina ha cominciato a comprare grossi quantitativi di soia sia a utilizzo alimentare che zootecnico, dato che la filiera suinicola sta ricominciando a ripartire dopo la recente epidemia di peste suina. Si parla di acquisti record sia di soia che di mais, che stanno surriscaldando il mercato e rendono inevitabilmente più appetibile la coltura. Dopo un’annata resa difficile dall’emergenza Covid, gli agricoltori cercano di recuperare redditività. Del resto la soia già l’anno scorso aveva segnato un aumento della superficie, come altre oleaginose e colture alternative come il sorgo».

Per quanto riguarda gli altri cereali, la settimana prossima si comincerà a seminare il mais e poi, verso metà aprile, toccherà al riso. Il frumento, invece, è già stato seminato in novembre. «Prevediamo un aumento di semine anche per il riso, che è andato abbastanza bene l’anno scorso e una tenuta del mais, che ha segnato una buona raccolta – sottolinea Sussi -. Per ora il clima è perfetto. Se il tempo rimane stabile, si può procedere senza imprevisti».

Romualdo Caifa, presidente dei risicoltori di Confagricoltura Verona, conferma le previsioni di semina in rialzo: «I prezzi sia per il Vialone Nano, che è la produzione principale del Veronese, che per il Carnaroli sono stati discreti – dice – e questo è già un buon viatico. Inoltre, grazie alla diminuzione delle importazioni a livello globale che c’è stata grazie ai dazi imposti sulla varietà indica, le aspettative dei coltivatori sono positive. Ora c’è l’auspicio che le istituzioni europee ritirino i benefici di cui gode il Myanmar, in qualità di Paese meno avanzato, che finora hanno consentito l’import nell’Ue del riso birmano di tipo Japonica e quindi un aumento delle importazioni a dismisura».

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