Soave diventa “zona verde”

I 13 comuni del territorio adottano un protocollo condiviso per i trattamenti fitosanitari. Mappato il territorio, sono state individuate le aree sensibili per l’applicazione dall’annata vendemmiale 2021 del preziosissimo strumento.

soave consorzio
Le colline di Soave.

Un comprensorio green e sostenibile. Questo l’obiettivo dei 13 comuni del Soave che, dopo avere adottato nel 2020 nei propri regolamenti comunali il Modello di Gestione Viticola Avanzata, hanno concluso un lungo lavoro di mappatura del territorio con l’individuazione delle aree sensibili.

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Sono 13mila gli ettari totali compresi nella DOC Soave, di cui settemila sono vitati, mentre altri sono a colture come ciliegi o olivi. Questa importante incidenza dell’agricoltura nell’est Veronese (pari al 78% della superficie) porta le amministrazioni comunali a dover prestare particolare attenzione all’incidenza dei trattamenti fitosanitari per poter dare indicazioni precise agli operatori. Un’esigenza molto sentita anche in funzione della strategia dell’Unione Europea denominata Farm to Fork, che prevede una trasformazione dei sistemi agricoli europei verso un regime alimentare comunitario più sano e sostenibile.

Questo risultato è stato reso possibile grazie a un tavolo di lavoro coordinato dal Consorzio del Soave a cui hanno partecipato il gruppo tecnico delle cantine sociali, il direttore della direzione agro ambiente della Regione Veneto Gianluca Fregolent e la dottoressa Barbara Lazzaro, i sindaci e gli assessori dei 13 comuni appartenenti alla denominazione, ovvero Soave, Monteforte d’Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, San Bonifacio, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero, Illasi e Lavagno e in questa ultima fase la dottoressa Mara Baldissera, dirigente dell’AULSS 9 e il suo team.

Il protocollo intercomunale verrà quindi applicato da questa stagione vendemmiale e prevede regole più stringenti per quanto riguarda l’utilizzo dei prodotti fitosanitari in vigneto, soprattutto nei pressi delle zone considerate sensibili, ovvero vicino ai centri abitati e frequentati dalla popolazione. Tutela a 360 gradi quindi, dai cittadini agli operatori e un avvio di un processo di consapevolezza del territorio verso la lotta integrata: un impegno dei viticoltori a ricercare soluzioni innovative alla lotta contro le malattie fungine e gli insetti.

Spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio del Soave: «A livello comunitario siamo di fronte a regolamentazioni che vengono emanate in ottica di contrasto dei cambiamenti climatici e a favore di un’alimentazione più sana. Questo cambio di passo ci ha portato alla creazione e all’applicazione concreta di un protocollo intercomunale, in quanto crediamo fortemente che i cambiamenti devono essere condivisi ma nello stesso tempo applicati da tutti i soggetti territoriali. Il protocollo non dà solo le regole ma permette, cosa più importante, il monitoraggio dell’efficacia delle stesse, per poterle misurare e validare e quindi monitorarne l’impatto».

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