Smart learning ed economia: ne parla Antonello Vedovato, presidente di Edulife

Antonello Vedovato presidente Edulife
Antonello Vedovato presidente Edulife

In occasione della Settimana Veronese della Finanza organizzata dall’Associazione Verona Network, Matteo Scolari ha intervistato il presidente della Fondazione Edulife Antonello Vedovato, in una tavola rotonda sul tema delle fondazioni.

Di cosa si occupa la fondazione Edulife?

“Al centro della nostra missione c’è il fatto di trovare occasioni di incontro, priorità oggi indispensabile. In questo delicatissimo e importante ruolo di mettere insieme le realtà della nostra città siamo davanti a una situazione che ci ha calati in una dirompenza inaspettata, che ha però accelerato un cambiamento. Abbiamo interpretato in tre ambiti di azione: la prima serve una nuova pedagogia dei territori. Tra essi infatti si devono creare contesti che favoriscono l’apprendimento. Bisogna rendere i territori Smart City e Smart Land, cioè dotarli di tutte le tecnologie adeguate per accedere alle conoscenze e alle competenze”.

“Dall’altra parte bisogna fare in modo che questi stessi contesti supportino l’apprendimento permanente. C’è un secondo, quello della trasformazione digitale: in questo momento nessun ambito della nostra vita può fare a meno di interagire con l’innovazione della trasformazione digitale. Non è più una cosa che si può delegare agli esperti delle tecnologie, ma bisogna interpretarla nella propria quotidianità. Il terzo ambito di azione su cui stiamo lavorando è il tema delle economie interculturali, cioè un commercio che guarda ai mercati internazionali e di esportazione all’estero”.

In che modo state portando avanti questi progetti?

“Stiamo cercando di affrontare queste sfide attraverso un consorzio che si chiama Go to Word, che abbiamo avviato qualche anno fa. Insieme alla Fondazione Last, stiamo lavorando proprio su due biennali ben precise: una è quella della trasformazione digitale e l’altra quella dell’economia interculturale. Tutto questo lo stiamo vivendo all’interno le l’ecosistema 311, dove convivono sostanzialmente circa 140 specialisti nel campo delle tecnologie adattive, cioè la cosiddetta intelligenza artificiale. Ci sono poi circa 900 giovani che durante l’anno fanno esperienze di apprendimento non formale e informale, cioè affrontano progetti precisi e devono sviluppare una propria imprenditorialità. Questa imprenditorialità è fortemente incentrata sulla visione dei 17 obiettivi 2030 nell’ambito delle economie sostenibili”.

Su cosa basate la vostra metodologia di lavoro?

“La nostra è una cultura di questo territorio che basa le sue radici sull’economia civile, sulla dottrina sociale della chiesa e al carisma di Don Bosco, nell’ambito dell’educazione. Facciamo riferimento al network salesiano sia per quanto riguarda lo Statuto e sia per le metodologie nell’ambito pedagogico. Certamente ci riconosciamo in quella visione dell’economia civile: di conseguenza anche nella dottrina sociale della Chiesa”.

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