Signorvino, Veronesi: «C’è tanta voglia di tornare alla normalità»

In occasione del nuovo numero di Verona Economia dedicato al mondo del vino abbiamo intervistato il direttore generale di Signorvino, Federico Veronesi, per una prospettiva anche sul settore del retail.

Federico Veronesi Signorvino
Federico Veronesi, direttore generale di Signorvino. Foto dal profilo Linkedin di Federico Veronesi

Signorvino nasce nel 2012 da un’idea e da una passione di Sandro Veronesi, presidente del gruppo Calzedonia. Con oltre 1.500 etichette di vino 100% italiano, ha sede in sette regioni italiane, e a Verona conta quattro filiali. All’interno dei loro negozi c’è anche un servizio di ristorazione con piatti semplici della tradizione, legati alle singole regioni. Abbiamo parlato con il direttore generale Federico Veronesi.

Com’è stato il 2020 di Signorvino?

È stato un anno difficile, noi rientriamo soprattutto in quel lato del settore legato all’Horeca. Signorvino è una formula ibrida tra ristorazione e negozio; dunque abbiamo vissuto in prima linea le criticità del comparto. Con la vendita abbiamo compensato, perché il negozio è aperto anche in zona rossa, ma nona vendo i flussi regolari soffriamo tanto anche noi. Il 2020 è stato un anno difficile anche noi, abbiamo leggermente compensato con l’apertura dell’e-commerce nel mese di maggio. È stato un piccolo tamponamento su una grande perdita generale, però, che si è attestata intorno al 40%. Durante l’estate si è poi ripreso, ma essendo noi concentrati nei centri storici la grande fetta del turismo è mancata e si è sentito. 

Signorvino in Corso Porta Nuova, a Verona.
Signorvino in Corso Porta Nuova, a Verona.

Durante l’estate vi siete riorganizzati tramite piccoli eventi e degustazioni, nel rispetto del protocollo sanitario. Che riscontro hanno avuto queste iniziative?

Noi ci eravamo organizzati, secondo le norme di sicurezza prescritte, per continuare a fare eventi. La gente ha apprezzato tanto. Signorvino non è un semplice punto vendita o di ristoro, è anche una realtà che promuove la cultura e la conoscenza del vino. La gente comune magari non è molto esperta di vino e noi, tramite corsi molto semplici, cerchiamo di rendere l’argomento più fruibile. Per questo motivo i nostri eventi sono sempre stati molto apprezzati e seguiti dal pubblico. La gente aveva voglia di tornare a una forma di convivialità, poi quando non è stata più possibile abbiamo cercato di trasportarla in digitale con delle dirette su Instagram dei nostri wine specialists, ma non è la stessa cosa. 

L’e-commerce, invece, che riscontro sta ottenendo?

Stiamo registrando dei numeri molto positivi, che non ci aspettavamo. Purtroppo anche se siamo aperti la gente ha paura di uscire o preferisce non farlo, quindi in presenza l’afflusso è meno forte rispetto a prima. Noi, come Signorvino, ci vediamo meno competitivi in un canale come quello dell’e-commerce, già molto affollato prima del nostro approdo a maggio. C’è una battaglia sul prezzo sicuramente più spregiudicata rispetto alla vendita fisica, dove il cliente è disposto a spendere di più anche solo per la location e il servizio. Nel caso della vendita online il consumatore si basa unicamente sul prezzo, quindi è difficile dare un valore aggiunto all’e-commerce. Nonostante questi vari punti di competizione, stiamo riscontrando ottimi risultati.

Le prospettive per il 2021 sono positive?

Noi siamo vincolati dalle aperture e chiusure che ci vengono imposte. Non appena la gente è libera di uscire per andare nei ristoranti noi registriamo subito un immediato feedback positivo, registrando incrementi anche più alti del 2019. In questi giorni il ristorante è chiuso ma il punto vendita è aperto, e stiamo registrando buoni risultati anche in questo caso. Siamo convinti che tolti i vincoli ci sarà un grande boom del settore, perché è quello che la gente desidera. È diverso bere il vino a casa e berlo fuori, in compagnia, in un ambiente più predisposto. C’è tanta voglia di questo.

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