Settore caseario, tavola rotonda a Erbezzo

In occasione della 113esima Fiera del bestiame, Coldiretti Verona ha organizzato una tavola rotonda sulla valorizzazione del settore lattiero caseario in Lessinia a cui hanno partecipato oltre 70 allevatori e agricoltori.

In occasione della 113esima Fiera del bestiame, Coldiretti Verona in collaborazione con il Comune di Erbezzo e il Parco Naturale Regionale della Lessinia, ha organizzato una tavola rotonda sulla valorizzazione del settore lattiero caseario in Lessinia a cui hanno partecipato oltre 70 allevatori e agricoltori.

Dopo i saluti di apertura di Alessio Leso, vice Sindaco di Erbezzo, Massimo Sauro, vice presidente del Parco Naturale Regionale della Lessini e Ruggero Segale, presidente Coldiretti di Erbezzo, si è aperta la tavola rotonda moderata da Enzo Gambin, direttore di Aipo, Associazione Interregionale Produttori Olivicoli. «Il ruolo del settore lattiero casearia è fondamentale per la Lessinia, perché contribuisce al suo mantenimento economico e sociale, mantiene gli ecosistemi rurali presenti; salvaguarda e tutela i prati e i pascoli» ha affermato. «Un settore che è inserito in una filiera economica che è congiunta a quella turistica, in grado di fornire prodotti e capace di idealizzare antichi usi e costumi».

Roberto Rubino, Presidente di Anfosc, Associazione formaggi sotto il sole, si è focalizzato sul ruolo dei formaggi nella valorizzazione di un’identità culturale. «È importante – ha detto – creare una didattica sensoriale specifica dei formaggi della Lessinia, con una terminologia specifica che identifichi profumi e sapori (descrittori), meglio se preceduta da un’analisi qualitativa e quantitativa dei componenti aromatici (alcoli, aldeidi, fenoli) dei formaggi stessi, particolarmente quelli ottenuti con razioni a secco (senza utilizzo di insilati)».

«Azione che andrebbe rivolta ai produttori di formaggi, per porli nelle condizioni di conoscere in maniera più profonda le caratteristiche dei prodotti, così da valutare i componenti delle razioni alimentari dei bovini, le epoche di produzione dei formaggi, le modalità di caseificazione» ha proseguito Rubino. «Così i produttori saranno poi in grado di trasferire queste conoscenze ai consumatori per fidelizzarli».

Il ruolo del biologico nel settore e nella filiera lattiero casearia è il tema affrontato da Marcello Volanti, veterinario esperto di zootecnia biologica. «Dove vi è un maggior impegno produttivo per prodotti particolari come latte-fieno e latte biologico, gli allevatori devono determinare un prezzo adeguato» ha affermato. Volanti ha poi proposto una formazione ad hoc rivolta agli allevatori per un corretto utilizzo dei prati, dei pascoli e degli alpeggi, che rappresentano un patrimonio in continua evoluzione.

Fabrizio Cestaro, responsabile sanità animale servizi veterinari Aulss 9 Scaligera ha proposto di creare una formazione sanitaria degli allevatori, in particolare per quelli che utilizzano il pascolo e la malga per limitare patologie da mastiti di contagio. «A tal proposito – ha detto – andrebbe realizzato un piano di controllo della mastite».

Enzo Gambin ha chiesto a Luciano Bertocchi, responsabile assistenza tecnica vacche da latte Gruppo Veronesi come si può sostenere la filiera lattiero caseario della Lessinia. Bertocchi ha precisato che bisogna valutare a livello locale, regionale e nazionale la semplificazione nell’adozione d’investimenti nella zootecnia da latte, che ha necessità di impiegare nuove tecnologie.

Alberto Turrina, consigliere comunale di Erbezzo nel presentare l’Associazione Alti pascoli della Lessinia ha informato la platea che il 9 settembre gli Alti pascoli della Lessinia sono stati iscritti nel Registro storico dei beni nazionali. Albi Alfonso, presidente del Consorzio del formaggio Monte Veronese DOP, ha delineato le attività del consorzio, specificando che la produzione di formaggio Monte veronese Dop è di oltre 100mila forme di cui il 70% monte veronese sono a latte intero.

«La Lessinia – ha detto nelle conclusioni il presidente di Coldiretti Verona Daniele Salvagno – è un patrimonio naturale che va valorizzato e preservato. Tuttavia, il territorio ha elementi di criticità, sotto il profilo economico, sociale e ambientale, soprattutto perché gli allevamenti da latte stanno attraversando una fase delicata, determinata da aumenti dei costi e dei prezzi delle materie prime, in presenza di una sostanziale diminuzione nel prezzo del latte». 

«È necessario trasformare più latte in formaggio Monte Veronese poiché oggi solo il 30% del latte viene utilizzato per produrre formaggi. Stiamo lavorando con il Consorzio del Monte Veronese per creare le condizioni per la realizzazione di un piano di valorizzazione del formaggio che permetta di aumentare il valore del prezzo del latte alla stalla dei nostri allevatori e arrivare a un + 10%» ha concluso Salvagno.