Settimana Veronese della Finanza, Bagnai: «750 miliardi non sono regalati»

In occasione della Settimana Veronese della Finanza è intervenuto Alberto Bagnai, economista componente della Commissione Finanza e Tesoro Senato.

Dichiara Alberto Bagnai, economista componente della Commissione Finanza e Tesoro Senato: «Dobbiamo partire dall’evidenza dei fatti e delle cifre: ho sentito il sottosegretario Baretta parlare di un successo italiano consistente nei 100 miliardi del fondo SURE, che è quello destinato al sostegno delle politiche per l’occupazione».

«Sentendolo dire così sembrava che l’Italia avesse a disposizione 100 miliardi, la verità è diversa, come sa chi segue il dibattito: i fondi a disposizione dell’Italia sono 27 miliardi, un quarto del totale, e sono stati deliberati a settembre, la prima tranche di 10 miliardi è stata erogata a fine ottobre e oggi abbiamo saputo quali sono le condizioni cui ci è stata erogata. Molto vantaggiose secondo il Ministro: io non sono di questo parere, perché questi sono prestiti privilegiati e confrontare il loro tasso d’interesse con quello di un BTP è esattamente come confrontare il prezzo di un Valpolicella con quello di un vino da taglio».

«Sono due prodotti totalmente diversi, bisogna sempre stare alla realtà delle cose: quando si sente parlare di Recovery Plan bisogna fare attenzione, perché spesso vengono aggiunte alle somme che l’Europa ha destinato all’emergenza, delle somme che comunque sarebbero state messe a disposizione».

«Il bilancio dell’Unione Europea è 1100 miliardi di euro, se a questo si sommano i 750 miliardi di Next Generation EU e i 540 degli altri strumenti si arriva a 2390 miliardi, che è una somma spropositata. Sarebbe esattamente come dire che quest’anno l’Italia spende 400/500/600 miliardi di euro perché si somma agli interventi per l’emergenza la spesa che comunemente viene fatta: questo non è un modo corretto di rappresentare le cose, le somme aggiuntive sono effettivamente questi 750 miliardi che non sono regalati, ma entreranno nel debito pubblico per la parte di prestiti, che creano delle condizioni molto particolari. Dire tutto questo non significa essere distruttivi o esprimere scetticismo: significa essere realistici e preoccuparsi per le condizioni finanziarie in cui si troveranno i governi futuri».

Prosegue Bagnai: «Per il tema degli aiuti di Stato, non sono io a dire che c’è un problema ma è la Commissione europea. Gli aiuti di stato hanno un plafond di 800 mila euro nel cosiddetto “quadro temporaneo”: significa che fondi perduti, sgravi contributivi, tutte queste misure disposte dal rilancio possono essere prese fino a 800mila euro».

«Ma a poter raggiungere questa soglia è, secondo la definizione europea, l’Unità economica. Se un’impresa è in un gruppo, potrebbe avere diritti a una quota di aiuti molto inferiore, e qui scatta l’eventuale obbligo di restituzione per chi pensasse di aver potuto contare su 800 mila euro, ma poi per queste regole si dovesse trovare ad aver sforato. Il governo è perfettamente consapevole che esiste un rischio restituzione per questi aiuti, derivante da diversi aspetti, anche dal modo un po’ “farraginoso” con cui sono state messe in campo queste manovre. È chiaro che c’è qualcosa che non va».

Conclude Alberto Bagnai, economista componente della Commissione Finanza e Tesoro Senato: «Premesso che i fondi che vengono dall’Europa siano molti e che intendiamo usufruirne – ricordo che alcuni Paesi europei hanno deciso di non accedere ad alcuni fondi – dimentichiamoci le grandi opere, perché nella tempistica prevista per la presentazione dei piani non esiste la possibilità di fare grandi opere in tempo, per non essere poi sanzionati dall’Unione Europea. Bisogna pensare alla manutenzione del territorio e a piccole opere di cui l’Italia ha però grande bisogno».

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