Salvagno: «Bene il 2019 di Redoro, ora Brexit e dazi Trump possono compromettere l’export»

Inizia nel 1895 nel cuore di Grezzana la storia dell'olio Redoro e della famiglia Salvagno: partita dalla corte dei nonni Regina e Isidoro (da qui il nome del marchio) conta oggi più di mille produttori ed è presente sulle tavole di tutto il mondo.  Un'azienda che è cresciuta esponenzialmente negli anni, con una media del…

Inizia nel 1895 nel cuore di Grezzana la storia dell’olio Redoro e della famiglia Salvagno: partita dalla corte dei nonni Regina e Isidoro (da qui il nome del marchio) conta oggi più di mille produttori ed è presente sulle tavole di tutto il mondo. 

Un’azienda che è cresciuta esponenzialmente negli anni, con una media del 10% ogni anno, incrementando il fatturato ma anche i volumi e concorrendo nello sviluppo del territorio. Redoro anche in questo 2019 ha confermato il fatturato importante, intorno ai 12 milioni di euro.

Due le denominazioni del gruppo: un olio extravergine Veneto Valpolicella DOP, prodotto nei frantoi di Mezzane e Grezzana, e l’Olio Extra Vergine di Oliva Garda DOP, prodotto nelle vicinanze del lago di Garda. 

«Siamo un’azienda in continua crescita –  racconta Daniele Salvagno, titolare Redoro –  anche se il nostro fatturato segue l’andamento stagionale delle olive. L’annata 2018 è stata storica, mentre quella del 2019 molto più scarsa. Questo perché l’ulivo è una pianta molto alternante e dopo un anno carico di frutti segue sempre un’annata poco produttiva. A questo va aggiunta la grande piovosità di giugno e la grande siccità di luglio, che hanno decisamente compromesso la crescita dei frutti».

Tra gli ultimi successi anche l’apertura di due ristoranti e della Bruschetteria Redoro nel cuore di piazza Bra. «Questo per noi era importantissimo – commenta Salvagno –, un simbolo della presenza di Redoro in città. Venendo dalla periferia, nella vallata della Valpantena, era un modo per far degustare non solo ai turisti ma anche a tutti i cittadini di Verona la nostra eccellenza».

Il 2020, però, è segnato anche da alcune preoccupazioni: l’imminenza della Brexit e la minaccia dei dazi americani mettono in serio pericolo le esportazioni di olio made in Italy. «Gli inglesi sono ottimi consumatori dei nostri prodotti, olio e vino su tutti, e le esportazioni sono parte integrante del nostro fatturato, con Nord Europa, Nord America e Giappone come mercati di riferimento. La loro possibile uscita dall’Unione Europea e la possibilità che le esportazioni diventino complesse ci preoccupa, soprattutto in termini di volumi. Attenzione va anche data ai dazi imposti dal presidente Trump: è già stato duramente colpito il Parmigiano Reggiano, che ha avuto uno stop del 50% in questi ultimi tre mesi, ci auguriamo che all’olio non tocchi la stessa sorte».

«Indipendentemente da questo – conclude Salvagno, titolare Redoro – per il futuro il nostro impegno sarà quello di offrire sempre al meglio e con mezzi innovativi un prodotto tradizionale di eccellenza. Abbiamo impianti di spremitura all’avanguardia, unici in Italia per produrre un olio di massi qualità». 

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