Ristoratori Veneto, cinque richieste per salvare il settore

L'associazione regionale che raggruppa oltre duemila attività in tutta la regione Veneto avanza cinque richieste al governo «evitare il tracollo».

Alessia Brescia manifesta con i soci dell'associazione Ristoratori Veneto.
Alessia Brescia manifesta con i soci dell'associazione Ristoratori Veneto.

Ha già fatto suonare l’allarme a inizio luglio, l’associazione Ristoratori Veneto & Ho.re.ca, raccontando «il peso delle scadenze fiscali a fronte di quanto successo dal marzo 2020 a oggi: ci sono soci che prima del Covid fatturavano 600mila euro e sono scesi del 75% ricevendo al contempo 20mila euro di ristori a fronte di 30mila euro di tasse».

Dall’1 settembre, con la fine della sospensione delle procedure di riscossione, le raccomandate per le cartelle esattoriali torneranno ad arrivare. Ed è evidente come la parentesi di lavoro estiva, comunque lontana dalla normalità e caratterizzata da ulteriori cali dopo l’introduzione dell’obbligo del green pass al chiuso, non possa cancellare le perdite di fatturato registrate in un anno e mezzo. «Le tasse come mazzata finale?», si domanda l’associazione.

Alessia Brescia, portavoce dell’associazione Ristoratori Veneto.

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«Nessuno o quasi potrà essere in regola dopo 15 mesi in cui interi comparti sono stati obbligati alla chiusura, senza reddito a sostegno dei costi aziendali e delle famiglie. Oltre ai cali di fatturato di almeno il 40% affrontiamo oggi anche il problema della carenza di personale qualificato, dai cuochi ai camerieri. E intanto il 31 agosto si preparano a tornare le raccomandate dell’Agenzia per la riscossione. Ecco perché ribadiamo le richieste formulate quasi due mesi fa», spiega Alessia Brescia, portavoce dell’associazione nata a Verona nel giugno scorso con quasi 2mila attività rappresentate in tutta la regione.

Le cinque richieste di Ristoratori Veneto & Ho.re.ca. al Governo mirano a «rilanciare e riqualificare un comparto completamente preso di mira e devastato da questa pandemia» e nel concreto prefigurano:

  • 1) La defiscalizzazione per i prossimi 24 mesi sulle neo-assunzioni, non soltanto per dipendenti under 30 ma per tutti quelli ch’erano disoccupati da almeno 6 mesi o che percepiscono il reddito di cittadinanza;
  • 2) La riduzione contributiva in busta paga di almeno il 50% sulla forza lavoro già in organico, per almeno 24 mesi, così da poter rilanciare i consumi;
  • 3) L’eliminazione o sospensione del Documento unico di regolarità contributiva 2020-2021 (Durc);
  • 4) Un anno bianco sulle tasse relative al biennio 2020/2021 per le attività del settore che hanno registrato perdite superiori al 50% e, per le restanti, un saldo e stralcio di quelle cartelle esattoriali che arriveranno a breve, come una spada di Damocle, visto l’imminente sblocco del 31/8/2021 delle stesse;
  • 5) L’introduzione dei voucher per i lavoratori stagionali.

«Non ci sembrano richieste esose né complesse», riflette l’associazione: «Molte nostre attività sono registrate come società di persone e il rischio è che qualcuno si trovi ad affrontare pignoramenti o ipoteche sulle proprietà: significherebbe vedere distrutti i sacrifici di una vita».

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