Ramponi: «Ho speranza nella riapertura dal 20 aprile»

Abbiamo intervistato Pietro Leopoldo Ramponi, presidente dell’Associazione Ristoratori di Verona e Provincia di Confcommercio, per fare una sintesi di ciò che è successo nel 2020 e delle ripercussioni sul 2021.

di: Erika Funari

In occasione del nuovo numero di Verona Economia abbiamo intervistato Pietro Leopoldo Ramponi, presidente dell’Associazione Ristoratori di Verona e Provincia di Confcommercio, per fare una sintesi di ciò che è successo nel 2020 e delle ripercussioni sul 2021.

Qual è lo stato attuale del settore?

Pensavamo che dopo il Governo Conte ci sarebbe stato un governo più sbrigativo, invece siamo come prima. Siamo ancora nell’incapacità di pensare a quello che c’è da fare: non sappiamo quando apriremo e abbiamo dei problemi di gestione molto grandi anche con tutta la filiera. Il problema più grande è poi con i dipendenti, a casa. Un disagio grandissimo per il nostro operato: secondo lo Stato noi ristoratori siamo gli “untori”. In questo momento di chiusura ci stiamo reinventando. Mentre il Lago continua a lavorare molto, il centro città purtroppo soffre moltissimo. Stiamo lavorando per portare i nostri grandi turisti a Verona. Anche l’aeroporto si sta impegnando tantissimo: mi auguro di avere un’estate positiva, Covid permettendo. L’Italia è basata sul lavoro e noi dobbiamo lavorare, e le nostre strutture sono sicure.

Quali sono i possibili scenari futuri?

Il futuro lo vedo positivo, non possiamo fare altrimenti. Il futuro sarà nel mercato estero, la gente veniva in Italia per le sue bellezze e il suo buon cibo: quindi dobbiamo tornare alla tradizione e artigianalità. Dobbiamo essere presenti come ristoratori, e amare il nostro lavoro, e così torneremo a conquistare la gente. Grazie all’Arena, con seimila posti liberi, la città straordinaria che è Verona, i settecento anni di Dante. Teoricamente da giugno in poi Verona dovrebbe rinascere come prima. La mia convinzione è quella di fare più vaccini possibili, per essere liberi e non avere problemi, e vivere in una società molto più tranquilla. La gente ha voglia di socializzare, non vuole più stare da sola. Ho speranza nella riapertura dal 20 aprile, in sicurezza e con i dovuti protocolli, non vorrei arrivare a metà maggio al livello dell’anno scorso. I nostri colleghi sono già al collasso e bisogna capire i giovani imprenditori che si sono cimentati nel nostro lavoro e hanno iniziato da poco e si trovano improvvisamente delle spese insostenibili. 

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