Prando, Casartigiani: «Riaprano i servizi alla persona»

Il segretario regionale di Casartigiani Veneto Andrea Prando ha partecipato ieri alla conference call, convocata dal prefetto Cafagna, per chiedere un intervento sul programma di riaperture delle aziende.

Andrea Prando

Gli imprenditori dei servizi alla persona sono in gravissima difficoltà perché dopo due mesi di chiusura totale si trovano nella situazione di dover attendere ancora un altro mese prima di aprire, con l’incognita che se aumenteranno i contagi si tornerà a chiudere. E’ una considerazione esposta ieri dal segretario regionale di Casartigiani Andrea Prando che ha partecipato alla riunione, convocata dal prefetto Cafagna, per fare il punto sul calendario delle riaperture delle aziende, in particolare per quanto riguarda le imprese dei servizi alla persona.

«Si tratta non solo di professionisti, ma di intere famiglie che dipendono esclusivamente da questa fonte di reddito e che, ad oggi, non hanno percepito nulla a titolo di sostegno. In più, la Cassa integrazione per i dipendenti non è arrivata e, di conseguenza, c’è chi si sta indebitando per pagare i collaboratori. – prosegue Prando – Per questo gli imprenditori seri chiedono di poter riaprire, con tutte le limitazioni del caso, ma riaprire perché il problema economico sta diventando insostenibile e gli aiuti dello Stato sono insufficienti per fare fronte a questo lunghissimo periodo di chiusura, che potrebbe durare fino al 4 giugno».

«Va sottolineato che quello dei servizi alla persona è un settore già abituato a rispettare precisi e rigidi protocolli igienico – sanitari, perciò questo prolungamento della chiusura risulta assolutamente incomprensibile. – sottolinea il segretario regionale di Casartigiani – La cosa ancora più grave è che da un lato i professionisti non possono esercitare, dall’altro sono vittime di un lavoro sotterraneo di abusivi che operano direttamente nelle abitazioni. Il rischio, visto che si parla di un virus, è che questi abusivi possano diffondere, oltre a malattie per la scarsa igiene dell’attrezzatura, anche il Coronavirus».

«Infine, ma non di minor importanza, ciò che ha destato scalpore e che ha fatto indignare il settore è l’apertura o comunque la possibilità di riaprire accordata ad alcune attività che prevedono contatti ravvicinati, come le sale da gioco».