Pesche e nettarine, previsto un calo del 30%

Si profila una stagione con un forte calo di produzione per pesche e nettarine. Una contrazione dovuta sia a fattori climatici sia alla riduzione delle superfici coltivate, dovuta a una crisi che imperversa da un decennio nel comparto peschicolo veronese.

Il forte calo di produzione profilato per la produzione di pesche e nettarine sarebbe causato da una molteplicità di fattori: climatici, con le gelate tardive primaverili, ed economici, con la riduzione delle superfici coltivate dovuta a una crisi che imperversa da un decennio nel comparto peschicolo veronese, a causa dei prezzi irrisori pagati per i frutti, della forte concorrenza straniera (spagnola in primis), ma anche della malattie funginee e infine della cimice asiatica.

Dal 2011 gli ettari coltivati a pesche sono passati in provincia di Verona da 2.736 ettari a 1.743 ettari (dati di Veneto Agricoltura). Una perdita di un migliaio di ettari in un decennio, pari a più di un terzo delle piante: «C’è stato un enorme espianto, che sta continuando anche quest’anno – spiega Pietro Spellini, dei frutticoltori di Confagricoltura Verona -. La sensazione è che la coltura delle pesche a Verona sia al capolinea. I frutti sono belli e la raccolta comincerà tra una quindicina di giorni, ma si sa già che non si guadagnerà niente come avvenne l’anno scorso, quando i frutticoltori lasciarono le pesche sulle piante. A darci la mazzata finale è stata la cimice asiatica, che anche l’anno scorso ha fatto sfracelli. Nessuno aiuta il settore, basti dire che non abbiamo visto un euro di contributi per i danni dello scorso triennio. Hanno dato milioni di euro agli enti pubblici per la ricerca, ma agli agricoltori che hanno perso completamente il reddito, lavorando tutto l’anno, non è arrivato nulla».

La panoramica veronese rispecchia quella nazionale: quest’anno la produzione italiana di pesche e nettarine si prevede che scenderà sotto le 820mila tonnellate, riportando un calo del 28% sul 2019 e del 34% rispetto alla media del quinquennio 2014-18. Statistiche alla mano, si tratta, per il nostro Paese, del livello produttivo più basso degli ultimi 25 anni. Una contrazione pari a 418mila tonnellate nel confronto con i valori medi che riguarda più le nettarine (-42%, -286mila tonnellate in volume) che le pesche (-24%, -132mila tonnellate).

Come per altre colture arboricole, anche per la peschicoltura l’86% circa degli investimenti si concentra in provincia di Verona, mentre nelle altre province il comparto è a livelli residuali. Alla cospicua riduzione della resa, che si aggiunge alla stasi della superficie, ha portato ad una produzione raccolta che si stima a circa 36.500 tonnellate di pesche e nettarine, con una decrescita produttiva del -14,7% rispetto all’anno precedente.«È già anni che le pesche veronesi sono fortemente in crisi – conferma Francesca Aldegheri, referente di giunta di Confagricoltura Verona per i frutticoltori -. Prezzo di vendita irrisorio e spesso sottocosto rispetto al costo di produzione. Concorrenza enorme da parte della Spagna. Frutta di non facile coltivazione. Meteo spesso avverso, come quest’anno, e produzione molto compromessa dalla cimice, che è molto golosa di pesche. Tutti questi fattori messi insieme fanno desistere gli agricoltori.Gli impianti vengono espiantati e che non vengono sostituiti. E la campagna veronese, e veneta, ne risente».