Pensioni, Fnpa chiede quota 100 anche per gli artigiani
Sul tema della riforma delle pensioni, ad oggi, i punti fermi sono due. L’incontro in programma lunedì prossimo, 27 gennaio, tra esecutivo e sindacati e il fatto che, per adesso, gli artigiani sono esclusi da provvedimenti e iniziative concrete.
«Fioccano le proposte – spiega Pasquale Vaia, presidente di Federazione Nazionale Pensionati Artigiani di Casartigiani Verona – ma gli artigiani, come spesso accade, sono nel dimenticatoio. È stato risolto il problema dell’aumento dell’Iva, si è affrontato il tema delle pensioni per i dipendenti, ma le imprese sono state completamente trascurate dall’esecutivo. Forse anche per la particolare distanza che il governo sta frapponendo tra chi lavora in forma autonoma e le altre categorie».
A Verona i pensionati sono 181.502 (ultimi dati Istat disponibili) sui 969.476 complessivi del Veneto. Le fasce più numerose vanno dai 65 ai 79 anni. Fnpa è la federazione di Casartigiani Verona che raggruppa e tutela oltre 300 pensionati di città e provincia. Mancano due anni al termine della cosiddetta quota cento e, al momento, i termini della riforma ruotano intorno all’età pensionabile: allo studio misure per abbassarla rispetto agli attuali 67 anni.
«Su questo tema – chiarisce il presidente Vaia – la nostra proposta è quella di mettere a punto una riforma che consenta una nuova forma di pensione anticipata a una platea simile a quella che oggi ha diritto a quota 100, uscendo però dalla logica sperimentale. Un intervento quindi strutturale, che consentirebbe anche di superare altre misure, come Opzione Donna, includendo anche le categorie artigiane, diversamente penalizzate».
Quota 100 consentirà fino al 31 dicembre 2021 di andare in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, prima di aver maturato l’età per la pensione di vecchiaia destinata a chi non ha i versamenti contributivi necessari per la pensione anticipata (nel 2020, servono 42 anni e dieci mesi di contributi).
Per superare quota 100 non mancano le idee. C’è dibattito sulla cosiddetta quota 102 (pensione anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi, ma con il calcolo interamente contributivo). C’è anche l’ipotesi che prevede la possibilità di ritirarsi a 64 anni e 35 anni di contributi senza penalizzazioni sul calcolo pensione e di maggiori garanzie per le donne, che spesso hanno carriere più discontinue e di conseguenza possono fare maggiormente fatica a raggiungere i 35 anni di contributi. «Ma proposte concrete per aiutare le persone anziane indigenti che fanno fatica ad arrivare a fine mese non ci sono – ribadisce Vaia – e gli aumenti sono spiccioli al limite della presa in giro. Va fatto ogni sforzo perché venga messa a punto una riforma pensioni che eviti lo scalone del 2022, con il rischio di nuovi esodati, e renda il sistema maggiormente coerente. Bisogna fare in fretta perché le imprese stanno chiudendo e una soluzione va trovata al più presto».
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