Pasqua di ripresa, con l’ombra inflazione

Con l'alleggerimento della pressione del Covid e la bella stagione in arrivo, occupazione e turismo ripartono. Ma a guastare l'entusiasmo c'è l'impennata dell'inflazione.

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Con l’alleggerimento della pressione del Covid e la bella stagione in arrivo, il settore del turismo e quelli affini possono finalmente ripartire. Nonostante il freno della situazione in Ucraina. Anche a Verona è un weekend di grandi numeri, festeggiati anche dal sindaco Federico Sboarina: «Con le prime giornate di sole estivo, persone da tutto il mondo vengono ad ammirare le nostre bellezze. Ci stiamo riprendendo quello che questi due anni ci hanno tolto».

A contrastare l’entusiasmo c’è l’aumento dei prezzi, che preoccupa consumatori e categorie produttive. In provincia di Verona, per quanto riguarda acqua, elettricità, gas e carburante, si calcola un aumento del 26,4% in un anno.

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La ripresa dell’occupazione, trainata dal turismo

I numeri che testimoniano la ripresa in questo inizio di 2022 (seppur ci sia da fare i conti con la guerra Russia-Ucraina) arrivano dal bollettino di Veneto Lavoro per il primo trimestre dell’anno. In questi mesi il saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato e di apprendistato è pari a +23.600 posizioni lavorative.

Si tratta di un risultato migliore sia rispetto al 2021 (+12.600), un trimestre in cui economia e mercato del lavoro si avviavano verso una ripresa ancora condizionata da lockdown e riaperture, che rispetto al 2020 (+1.100), caratterizzato dal crollo causato a marzo dall’emergenza sanitaria. Il bilancio occupazionale del mese di marzo è positivo per 16mila posizioni lavorative nella nostra regione.

La crescita dei posti di lavoro riguarda sia i contratti a tempo indeterminato (+10.600) che quelli a tempo determinato (+13.700), mentre il saldo negativo dell’apprendistato (-800) è dovuto alla crescita costante delle trasformazioni a tempo indeterminato.

Le assunzioni registrano nel trimestre un aumento del 45% rispetto al 2021 (+63% nel solo mese di marzo) e del 21% sul 2020, toccando nel trimestre quota 152.300. Un terzo dei nuovi contratti riguarda i giovani, che in termini tendenziali registrano la crescita più vigorosa rispetto al 2021 (+47%). Sia sul versante dei saldi che della domanda di lavoro i volumi registrati quest’anno risultano analoghi a quelli del 2019, in periodo pre-pandemia.

L’andamento del primo trimestre è particolarmente positivo per i servizi, con assunzioni quadruplicate nel turismo e raddoppiate nelle attività culturali e nell’editoria. L’industria, trainata da occhialeria, calzature, macchine elettriche e mezzi di trasporto, registra un aumento delle assunzioni del 37% e un bilancio positivo per oltre 10 mila posizioni lavorative. Le assunzioni in agricoltura, settore condizionato da fattori esterni alle logiche di mercato, segnano invece un -9% sul 2021.

L’andamento settoriale si riflette anche in quello territoriale: le province a maggior vocazione turistica, quali Verona e Venezia, registrano i saldi occupazionali più positivi (rispettivamente +7.800 e +7.100 posizioni lavorative dipendenti).

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Turismo in ripresa a Verona

L’ombra dell’inflazione: l’analisi di Confartigianato

A preoccupare il mondo dell’economia c’è però l’ombra dell’inflazione. Secondo un’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto, che ha rielaborato i dati dell’Istat tra febbraio 2021 e febbraio 2022, è un’inflazione da record quella che in Veneto e in provincia di Verona sta aggredendo imprese e famiglie.

L’inflazione è passata dallo 0,3% di febbraio 2021 al 6% dello stesso mese di quest’anno a livello regionale e dallo 0,0% al 6,2% nel veronese, attestando la regione in quarta posizione in tutta Italia per il maggior incremento netto su base annua pari al 5,7%. Un dato che non si registrava dal luglio del 1991.

Gran parte dell’aumento dei prezzi deriva dai beni energetici che, a febbraio di quest’anno, hanno subìto un incremento regionale del 27,4% rispetto allo stesso mese dell’anno appena concluso, passando dal -0,6% del 2021 a 26,8% di oggi.

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Il rapporto ha esaminato il trend di ben 10 gruppi di prodotti e servizi, per oltre 230 prodotti. In particolare, vi sono le tendenze dei prezzi di 92 prodotti e servizi in mercati con una significativa presenza di imprese artigiane, di cui 29 sono riferiti a prodotti alimentari e bevande e 17 a servizi a maggiore vocazione artigiana.

Roberto Iraci Sareri e Roberto Boschetto confartigianato
A sinistra Roberto Iraci Sareri e a destra Roberto Boschetto.

«L’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi – commenta Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – sta portando alla diminuzione del potere d’acquisto della popolazione, mettendo in crisi le imprese, strette tra la morsa delle tasche vuote delle persone e l’incredibile aumento dei prezzi delle materie prime. Preoccupa soprattutto la crescita dei costi del carburante per autotrazione e per il riscaldamento, e quindi anche il costo dell’energia elettrica e del gas. Ed è proprio su queste ultime voci che non si vede una prospettiva positiva».

In provincia di Verona, la prima posizione per incremento dei prezzi si conferma quella delle voci relative ad abitazione, acqua, elettricità, gas e carburante, che hanno registrato un’impennata dei prezzi del 26,4% in un anno, passati dal -0,9% al +25,5%. In seconda posizione i trasporti, cresciuti del 9,5% (da -0,1% al 9,4%). Terza posizione per mobili, articoli e servizi per la casa, cresciuti del 6,8%, passando dal -0,3% di febbraio 2021 al 6,5% dello stesso mese di quest’anno.

«L’inflazione è la nuova “pandemia economica” alla quale si deve dare una risposta concreta ed efficace – afferma Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona – il rischio dei costi che stanno esplodendo si potrebbe presto tradurre in saracinesche abbassate. La forte spinta dei costi, insostenibile in alcuni settori, sta riducendo i margini delle imprese e determina un pesante rialzo dei prezzi alla produzione. Riduzione dei margini che diviene palese quando si confronta l’inflazione ‘in entrata’ su materie prime ed energia e quella in ‘uscita’ cioè il costo finale dei prodotti e dei servizi che in molti casi è ancora negativa. Significa che le imprese non vogliono o non possono trasferire i maggiori costi sul cliente. Una situazione che però non reggerà a lungo».

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Timori condivisi da Casartigiani

Tra gli associati di Casartigiani Verona, soprattutto gelatai e pasticceri, che puntano ad allargare il loro giro di vendite durante le feste, c’è preoccupazione. A far paura non è tanto l’aumento dei prezzi delle materie prime (che spinge ad un adeguamento dei prezzi sui clienti), ma quello del costo dell’energia che è più che raddoppiato in questo periodo, e per chi lavora con forni e frigoriferi a piena potenza tutto il giorno sta diventando uno sforzo economico insostenibile.

luca luppi
Luca Luppi

«Anche le famiglie sono in difficoltà e il loro potere d’acquisto è limitato, quindi non si possono indirizzare alla cieca gli aumenti solo sul consumatore finale, che potrebbe essere dissuaso all’acquisto, ma si cercano di ripartire su tutta la filiera. Risultato le famiglie acquistano sempre di meno e le imprese sono con l’acqua alla gola» fanno notare da Casartigiani Verona.

Spiega il presidente di Casartigiani Verona Luca Luppi: «La situazione è difficile e gli artigiani ritengono che la misura del credito d’imposta non sia efficace, sarebbe invece più adeguato ridurre i contributi sui dipendenti e gestire in modo più consapevole il costo del lavoro, perché sono proprio le persone il vero valore aggiunto delle Pmi».

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