Nuovi voucher: flessibilità e limiti

Voucher

La nuova legge sui voucher cerca di accogliere le richieste delle imprese, ma anche di porre limiti al loro abuso. Vincoli economici più stretti ed aree di attività escluse.

Una legge frutto del compromesso.

I nuovi  voucher sul lavoro accessorio occasionale, decretati dal governo Gentiloni , convertiti in legge dal Parlamento ed entrati in vigore il 10 luglio, provano a risolvere la dicotomia: da un lato venire incontro alle richieste di flessibilità del mercato e del mondo imprenditoriale, che chiedeva di ripristinare la vecchia legge, dall’altro –  ponendo concretamente paletti più stretti, sia economici che di aree di attività, al loro utilizzo – risolvere la piaga del loro abuso e dunque rabbonire le sigle sindacali, che brandendo l’arma del referendum avevano ottenuto la cancellazione della vecchia norma e che adesso sono di nuovo sul piede di guerra.

Questo il quadro politico. Sul piano tecnico i nuovi voucher sono di due tipi: il “Libretto di famiglia” (Lf) e il “contratto di prestazione occasionale” (Cpo).

Il primo è utilizzato quando il datore di lavoro è una persona fisica, dunque in caso di lavori domestici, assistenza domiciliare, o insegnamento privato.  Il secondo vale per imprese e liberi professionisti che hanno non più di 5 dipendenti a tempo indeterminato . Con precisi limiti economici, spiega la consulente del lavoro Martina Menozzi: “La diversità rispetto ai voucher precedenti è che i 5 mila euro annui per l’azienda sono un unicum. Prima i 5 mila euro erano il limite dell’azienda per ogni singolo prestatore, ora è il limite da spendere per la totalità dei prestatori. Questo riduce ovviamente l’utilizzo dei voucher per le aziende”.

Non potranno utilizzare i voucher le imprese attive nell’edilizia e affini, le imprese esecutrici di appalti di opere e servizi. Escluse anche le imprese agricole, salvo pensionati, disoccupati, studenti e percettori di prestazioni integrative del salario.

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