Nada Forbici (Assofloro): «Verde, da ornamento a necessità»

In occasione del prossimo numero di Verona Economia abbiamo intervistato Nada Forbici, Presidente di Assofloro e Coordinatrice della Consulta Nazionale Florovivaismo Coldiretti, per parlare dello stato del settore florovivaistico.

Il comparto florovivaistico ha vissuto un momento di forte crisi, con lo stop a eventi e fiere e il lockdown nel periodo primaverile, all’apice della produzione. Per parlare di questa situazione e dei progetti futuri abbiamo intervistato Nada Forbici, presidente di Assofloro e Coordinatrice della Consulta Nazionale Florovivaismo Coldiretti.

Assofloro rappresenta circa mille e 200 aziende associate presenti in tutta Italia, all’interno di dieci associazioni che sono a sua volta associate. Si tratta dell’unica associazione di secondo livello sul territorio nazionale.

Com’è stato il 2020?

È stato uno anno molto duro e difficile. A causa dell’evento Covid e del lockdown abbiamo visto perdite per circa un miliardo e mezzo, in particolare sul floricolo, dove si è parlato di un crollo di ottocentomila euro. Minori sono stati i cali relativi al settore del mantenimento del verde e del vivaismo. È stato un anno su cui abbiamo lavorato in maniera intensa per poter agevolare le aziende del settore con contribuzioni per il discorso legato ai dipendenti, decontribuendo il primo semestre 2020 e agendo sugli ultimi mesi dell’anno. Abbiamo lavorato sul Decreto Sostengo con l’attuale governo.

Qual è la situazione attuale del settore?

La situazione è relativamente positiva, grazie al lavoro svolto sia a livello di Assofloro, sia di Consulta Nazionale Coldiretti, siamo riusciti a tenere aperti i punti vendita e i codici Ateco. Devo dire che questo ci ha permesso di poter riprendere il nostro lavoro, anche perché attualmente il verde viene visto con un altro occhio. Da ornamento è diventato una necessità, soprattutto in questo periodo, quando la popolazione, costretta a stare in casa, ha deciso di rendere il proprio ambiente sia interno che esterno più accogliente. Abbiamo oltretutto uno strumento come il Bonus Verde, che agevola i privati permettendo loro di detrarre le spese nella riqualificazione della propria area verde. Il 36% oggi è troppo basso, abbiamo chiesto di poterlo innalzare; auspichiamo in un miglioramento, ma in ogni caso è un aiuto in più per il nostro lavoro. Da non dimenticare è il Decreto Clima, che ha visto un investimento dello stato nella riqualificazione delle aree e dei boschi urbani. Vediamo quindi valutato il sistema verde non solo come ornamentale, ma anche da un punto di vista economico.

Quali progetti avete per il futuro?

Attualmente, oltre all’innalzamento delle aliquote per il Bonus Verde, stiamo lavorando a una legge pilastro per il florovivaismo, approvata dalla Camera e oggi in discussione in Senato. Questa legge era da anni richiesta per il settore, e riconosce effettivamente la valenza del settore e le caratteristiche. In questo momento stiamo cercando di lavorare sugli emendamenti, per fare attenzione che questa legge rimanga incardinata sul valore principe del florovivaismo, un settore che si può allargare su più sfaccettature ma che in prima linea si incanala nel mondo agricolo. Siamo fermamente convinti di intervenire inoltre sull’abrogazione di un articolo che permetterebbe l’azione di volontari sulla manutenzione del verde in ambito urbano. Non perché il volontario non debba interagire nel decoro delle città, ma non deve interagire sulla cura del verde, perché il verde richiede professionalità. Da anni ci siamo battuti per chiedere il riconoscimento giuridico del manutentore del verde. Siamo davanti quindi a una legge che a un articolo richiama alle caratteristiche tecniche dell’azienda che pratica la manutenzione del verde, e subito dopo propone l’allargamento ai volontari per la stessa manutenzione. È un po’ in contrasto e sosteniamo che il verde non può essere curato da chi non ha competenze tecniche e professionali. Ben venga la raccolta di carte e foglie, ma non lasciamo neppure tagliare l’erba a chi non ha le competenze. Oltre a una questione di sicurezza, è anche un’azione per la salvaguardia delle nostre aree verdi. Il nostro lavoro è comunque quello di collaborare con le istituzioni e trovare un confronto attivo.

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