Montblanc a Verona. Paride Toma: «Un bel segnale per il mercato»

Il managing director Italia dello storico marchio tedesco commenta la scelta di aprire una nuova boutique, inaugurata ieri, nella città scaligera, grazie alla partnership con la famiglia Benetti.

Una nuova apertura di una griffe internazionale, già di per sé importante, diventa anche preziosa in tempi di post Covid-19. Mentre l’economia arranca e molte aziende rivedono i propri piani strategici, fa assolutamente notizia (oltre che piacere) assistere a un debutto assoluto nella nostra città di un marchio storico, fondato ad Amburgo nei primi del ‘900, e conosciuto in tutto il mondo.

Un debutto, appunto, che può tradursi in fretta in un’iniezione di fiducia e di entusiasmo per altri brand che magari stanno tentennando e resa possibile anche grazie alla famiglia Benetti, con la quale Montblanc Italia collabora da tempo con reciproca soddisfazione.

Elisabetta Benetti (Foto Comparotto)

«Una collaborazione quella con Montblanc nata dieci anni fa che è cresciuta nel tempo, soprattutto in risposta alle esigenze dei nostri clienti. – ha sottolineato Elisabetta Benetti – Siamo molto felici di offrire alla nostra città la possibilità di vivere una vera e propria esperienza all’interno del magnifico mondo Montblanc. Si tratta di una Maison internazionale sinonimo di artigianalità, innovazione e tradizione, valori che condividiamo e che da sempre, come famiglia, portiamo avanti. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di rendere speciale e unico per i nostri clienti l’esperienza d’acquisto che spesso è legata ad un momento importante e da ricordare. Oggi questo “piacere” è ancora possibile grazie a marchi come Montblanc».

Per approfondire i motivi che hanno spinto Montblanc ad approdare in territorio scaligero, raggiungendo così in Italia quota otto negozi in franchising e dieci a gestione diretta, è Paride Toma, Managing Director Montblanc Italia.

Direttore Toma, un nuova boutique nella nostra città. Perché proprio Verona?

Verona è una città molto dinamica e un contesto in cui Montblanc può trovare terreno fertile. È stato l’insieme di più elementi a portarci a questa scelta, un mix tra la scelta del partner e la scelta della location. Per quanto riguarda il partner, con Benetti, una famiglia molto importante, abbiamo una relazione commerciale da molto tempo e l’intenzione di questo progetto è proprio di rinsaldare la partnership.  La famiglia Benetti è molto radicata nella realtà veronese e non solo, è dinamica con un giusto mix tra realtà locale e realtà e turistica, l’uno più l’altro ha fatto in modo che scegliessimo di andare con Benetti in Verona.

Quando è nata la vostra scelta di puntare sulla città scaligera e sul partner Benetti?

L’anno scorso. Noi regolarmente ci troviamo e facciamo un po’ di geodiscussioni all’interno, per vedere dove siamo localizzati e come fare per aumentare la capillarità della presenza all’interno del nostro Paese, ogni qualvolta viene fuori un’opportunità. Ripeto, l’opportunità non è solo unicamente legata alla città o comunque alla location, ma è legata al mix fattori di cui parlavo prima, perché una città potenziale senza un buon partner non sarà mai un buon progetto e, viceversa, un partner molto forte in una location dove probabilmente pensiamo di non avere quel contorno che ci permette di performare in un certo modo.

L’esterno della boutique di Verona (Foto Comparotto)

L’emergenza Covid-19 sta frenando molte aziende e molti gruppi che avevano in programma politiche di espansione hanno rivisto le proprie scelte. A quanto pare voi non siete tra queste.

È chiaro che abbiamo in parte rivisto il nostro piano di investimenti perché questa crisi è stata una crisi mai vista in precedenza e ha colpito, come ha detto lei, tutte le industrie e tutti i mercati. È chiaro che non ci siamo fermati, ci siamo dati delle priorità: apriremo questa boutique monomarca a Verona, ieri abbiamo riaperto, dopo averlo completamente ristrutturato, il nostro flagship in Montenapoleone. A breve avremo altri progetti in altre location, questo secondo me è un messaggio importante per tutto il mercato: abbiamo rivisto le nostre strategie ma non ci siamo fermati, anche perché penso che fermarsi voglia dire uccidere in qualche modo il brand. Bisogna razionalizzare.

Assieme a Verona, oltre al rifacimento dello store di Montenapoleone, come già ricordato, avete nuove aperture in vista?

Durante l’anno ci sarà almeno una nuova apertura o il rifacimento di un negozio già esistente, che per noi in termini di impegno e di investimento equivale un po’ alla stessa cosa. Quando rifacciamo un negozio, non facciamo solo dei piccoli fine tuning ma rifacciamo da zero il negozio già esistente, come se fosse un negozio completamente nuovo.

Lei è in Montblanc da un anno e mezzo circa. Ha avuto modo di studiare il DNA dell’azienda, ma anche di capirne a fondo la vision. Qual è la vision di Montblanc?

Mi piace sempre dire che le marche del lusso, in cui lavoro ormai da tanti anni, hanno un elemento comune che è un po’ questa biunivocità tra tradizione e innovazione, che è un po’ un loro punto forte e un asset che permette loro di uscire da questo tipo di crisi in maniera più repentina rispetto ad altre marche. Per me la vision è quella di continuare un iter che abbiamo cominciato tantissimi anni fa, nel 1906, quando tutto è cominciato, dando l’opportunità ai nostri clienti di “sfruttare” in qualche modo Montblanc per crearsi un proprio lifestyle. Per me la vision è continuare a investire là dove siamo presenti oggi – strumenti da scrittura, pelletteria, orologeria, new technology – ed esplorare nuove opportunità per poter veramente creare una marca a 360 gradi e poter dare l’opportunità ai nostri clienti di utilizzare i nostri prodotti per la loro qualità e funzionalità e sentirsi parte del mondo Montblanc.

Elisabetta Benetti, seconda da sinistra, assieme allo staff del nuovo negozio Montblanc di via Quattro Spade (Foto Comparotto)

Il vostro DNA è caratterizzato da lusso, eleganza, lifestyle. Pensa che siano elementi minacciati dalla recente crisi introdotta dal Coronavirus a livello mondiale oppure ci sarà sempre e comunque lo spazio per questi elementi?

È molto difficile prevedere il futuro, per la conoscenza che ho del mercato non penso che l’emergenza abbia minacciato questi asset, penso che li abbia frenati molto in questo periodo però il cosiddetto rebound può avere anche l’effetto contrario. È chiaro che la situazione è in divenire e stiamo tutti un po’ soffrendo di questa crisi, da cui non siamo ancora usciti, però ho visto la voglia delle persone di uscire di casa, di venire in negozio, di incontrare la persona che era il loro referente e di farsi un regalo. Non penso che questo sia minacciato dalla crisi, tranne nel caso in cui questa pandemia si ripresenti e ci siano nuovi focolai: non tanto per la crisi umanitaria e sanitaria, ma perché questo porterà a un’ulteriore crisi economica e la situazione sarebbe veramente drammatica. Ad oggi, vedo gente che ha voglia di ritornare a vivere, si parla del new normal. Non penso che il lifestyle, il lusso, l’eleganza siano minacciati da questa crisi.

Il vostro prodotto iconico, la penna, sopravvive alle pieghe del tempo e, soprattutto, alla grande rivoluzione del digitale. Qual è il segreto per mantenere vivo questo prodotto che noi tutti conosciamo, anche se magari forse lo utilizziamo un po’ meno?

Quando sono entrato nel gruppo, da profano, avevo anch’io quest’idea. Invece ho scoperto un mondo di clienti, consumatori, amici, colleghi, dove la penna è lo strumento quotidiano. È vero che usiamo molto il tablet e il pc, ma la penna continua a essere uno strumento di grande utilizzo, senza contare la realtà dei collezionisti, una realtà incredibile, molto importante a livello di volume. C’è l’aspetto collezionismo ma c’è anche la realtà di gente che utilizza tutti i giorni la penna, è vero che lavoriamo molto sul digitale ma, quando dobbiamo prendere un appunto o una nota, utilizziamo quasi sempre la penna. In quest’ottica abbiamo anche lavorato come azienda, abbiamo un prodotto che si chiama “Augmented Paper” dove si scrive con la penna e si trasferisce tutto sul digitale, è anche più semplice mandare memo a colleghi e amici. La penna, secondo me, è rimasta uno strumento molto, molto utilizzato.

La penna, oggetto simbolo della Maison tedesca (Foto Comparotto)

In conclusione, cosa vede nel prossimo futuro di Montblanc, nei prossimi mesi, guardando al 2021 o forse più in là? Come immagina la Montblanc dei prossimi anni?

La Montblanc dei prossimi anni sarà prima di tutto una Montblanc che continuerà a muoversi, ad andare avanti, forse dandosi maggiori priorità ma comunque continuerà ad investire. Una Montblanc che andrà a esplorare nuove categorie prodotto, a vedere se ci sono possibilità di continuare a offrire ai nostri clienti questa possibilità di un nuovo lifestyle o di un lifestyle più arricchito. Penso anche che sarà una Montblanc sempre più vicina ai nostri clienti. Credo che un aspetto importante che questa crisi ci ha insegnato è che il cliente, anche un cliente extralusso, magari molto benestante, ricerchi comunque sempre anche in un negozio di lusso una relazione personale con l’addetto alle vendite o il direttore del negozio. Credo che la Montblanc del futuro si muoverà sempre di più verso questa relazione personale, non più tra il brand e il cliente, ma tra la persona che rappresenta il brand e il cliente, creando questa sinergia. Penso e spero che nel futuro avremo sempre di più questo tipo di relazione, e spingerò per averla.