Mag Verona rilancia la cultura di rete con il progetto “Cooperiamo”

Mag Verona presentazione progetto Cooperaiamo
Emanuela Gamberoni, Paolo Dagazzini, Luca Zarri. Presentazione progetto "Cooperiamo" di Mag Verona e università di Verona

Terzo settore, mondo profit e pubblica amministrazione coinvolti nel progetto, che ha visto la partecipazione dell’Università di Verona con uno studio sulle pratiche di responsabilità sociale.

È stato presentato venerdì 9 novembre all’Università di Verona il risultato del progetto “Cooperiamo per l’economia del buon vivere comune”, vincitore del bando della regione Veneto “Responsabilmente – Promuovere l’innovazione sociale e trasmettere l’etica”. A idearlo la società mutua per l’autogestione Mag Verona, che da 40 anni promuove la cultura e le pratiche della mutualità per l’economia sociale e la finanza etica.

Nel corso dei due anni di durata del progetto sono state coinvolte quasi 300 realtà della provincia veronese appartenenti a imprese sociali e tradizionali, enti del terzo settore, pubblica amministrazione, associazioni, università, scuole, sindacati e organizzazioni di categoria. L’obiettivo dell’iniziativa era la messa a sistema di reti intraziendali e intra-istituzionali, per lo scambio di conoscenze e collaborazioni e per implementare una responsabilità sociale di territorio. L’università di Verona ha inoltre coinvolto 75 imprese profit e non profit del tessuto veronese in uno studio sulle pratiche di responsabilità sociale di territorio a vantaggio dell’inclusione sociale, lavorativa e della tutela dei beni comuni.

L’impianto progettuale ha previsto il rafforzamento della cittadinanza attiva, i beni comuni, il welfare generativo, le nuove povertà, l’inserimento lavorativo, le filiere di valore, in cui gli operatori economici di diversi settori agiscono in ottica di cura del proprio contesto.

Mag Verona progetto Cooperiamo
Foto di Stefania Marini

“L’ideazione dei contenuti di Cooperiamo ha inizialmente coinvolto nella progettazione le stesse reti di imprese, in modo che il percorso potesse rispondere ad esigenze reali”, chiarisce Paolo Dagazzini, responsabile dell’area progetti di Mag Verona. “Pur essendo un campione ristretto rispetto all’interno mondo produttivo scaligero, i 288 partner che sono stati coinvolti dimostrano l’esistenza di un tessuto, tra profit e non profit, che mette al centro la cooperazione al posto della competizione. Il progetto ha mirato a rafforzare strumenti e relazioni di rete, sia grazie alla formazione, sia accompagnando singole realtà che necessitavano di attivare o sviluppare attività di responsabilità sociale. Abbiamo anche promosso dei tirocini lavorativi per trenta persone in disagio e accompagnato otto futuri imprenditori, in prevalenza giovani con difficoltà di inserimento professionale. Quello che emerge è la necessità di avere strumenti in continuo aggiornamento e spazi di confronto progettuale, in modo da far crescere ulteriormente una cultura della responsabilità sociale di territorio, che si prenda cura della comunità e della vita collettiva secondo logiche cooperative».

Per realizzare questo obiettivo, a breve sarà presentato un accordo di cooperazione territoriale e un laboratorio permanente sulla cultura e le pratiche di rete, grazie alle quali l’economia sociale non sia solo frutto di un approccio solidale, ma un’emanazione di una cultura mutualistica.

L’Università di Verona, con i dipartimenti di Scienze economiche e di Culture e civiltà, ha quindi analizzato tra le aziende aderenti a Cooperiamo un campione di 75 imprese, profit e non profit, che già adottano buone prassi capaci di generare ricadute positive sul territorio. Un’analisi qualitativa che ha messo a fuoco progetti di inclusione sociale, lavorativa e abitativa per contrastare povertà e disuguaglianza, e la rigenerazione dei beni comuni. Ne emerge la capacità di queste realtà di generare risposte in un approccio multi-stakeholder, in cui sono coinvolti oltre all’impresa sociale la pubblica amministrazione, le altre realtà non profit, la Chiesa, le imprese tradizionali, le fondazioni e i cittadini.

“Sono numeri piccoli, ma rappresentativi di un contesto molto vario e capace di dare risposte concrete”, afferma Emanuela Gamberoni, professoressa associata di Geografia e referente della ricerca insieme al collega Luca Zarri, professore ordinario di Politica economica. “Resta però critica la partecipazione delle istituzioni pubbliche che faticano ad acquisire i modelli sperimentati dal privato sociale, sebbene questi siano innovativi sia sul piano dell’efficacia, sia su quello dei costi”.

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