Legge agriturismi, Caner: «Non impatterà con le altre strutture»
La legge regionale veneta sugli agriturismi vedrà la luce, ma senza forzature e con una mediazione che la renderà “digeribile” anche al mondo del turismo tradizionale. Lo spiega all’agenzia Dire l’assessore regionale al Turismo Federico Caner, in risposta alla nota diffusa lunedì sera dal presidente di Confturismo Veneto Marco Michielli, in cui l’associazione paventa il rischio che la nuova norma, al momento al vaglio delle commissioni, inneschi «una guerra tra i poveri». La modifica che allarma Confturismo è «la possibilità di gestire diversamente i sessanta posti letto concessi agli agriturismi», spiega Caner. «Finora gli agriturismi possono avere fino a sessanta posti letto, di cui al massimo trenta nella struttura principale e altri trenta come agricampeggio. La nuova norma prevede che ci sia più flessibilità nella ripartizione, mantenendo il limite dei sessanta posti complessivi».
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Questa, però, visto anche il momento in cui il turismo è fermo e quindi non si evidenzia una particolare esigenza di posti letto, «è una modifica su cui si può anche soprassedere – anticipa Caner -. Ipotizzo un emendamento alla norma che riporti la situazione com’era». Le altre modifiche, invece, sono importanti ma «non impattano fortemente nel rapporto con le altre strutture turistiche».
La modifica della percentuale di prodotti autoctoni dell’agriturismo, ad esempio «la porta dal 65% al 50%. Ma contestualmente abbiamo previsto che la quota di prodotti tipici del territorio certificati si alzi dal 20% al 35%», quindi il 15% in meno di prodotti realizzati direttamente nell’agriturismo viene compensato da un 15% in più di prodotti tipici del territoio, «magari forniti da un agriturismo vicino». Tra l’altro bisogna ricordare che «fino alla scorsa legislatura la quota di prodotti da agriturismo era del 50%, ed è stata alzata al 65% per un errore in consiglio regionale… È fuori luogo, nessuna Regione ha una percentuale del genere. Anzi, quelle confinanti con il Veneto prevedono il 35%».
Per quanto riguarda la possibilità di effettuare l’asporto dei cibi, invece, «lo ha previsto lo stesso Dpcm durante il lockdown», ricorda Caner, secondo cui la decisione non impatterà sull’attività dei ristoranti una volta tornati alla normalità. «Tutte le altre sono modifiche migliorative dal punto di vista della burocrazia e adeguamenti a normative nazionali, ad esempio l’introduzione dell’enoturismo e dell’olioturismo», conclude Caner. Insomma, «noi siamo disponibili a ragionare, non siamo di corsa, si può trovare una mediazione».
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