L’appello di Confartigianato: «Servono riforme e ristori urgenti»

Confartigianato lancia un appello ai ministri veneti Erika Stefani, Renato Brunetta, Federico D'Incà e Daniele Franco: «Servono ristori e riforme per il rilancio dell’artigianato, delle piccole imprese e quindi del lavoro e dell’economia».

Roberto Iraci Sareri e Roberto Boschetto confartigianato
A sinistra Roberto Iraci Sareri e a destra Roberto Boschetto.

Un appello ai quattro ministri veneti, Erika Stefani, Renato Brunetta, Federico D’Incà e Daniele Franco, che Confartigianato lancia perché alla locomotiva Veneto servono ristori adeguati per artigiani e piccole imprese, assieme però a nuove misure finalizzate al rilancio delle attività colpite dalle restrizioni provocate dalla pandemia.

I dati

«Nel corso del 2020 – premette il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto –, in Veneto le imprese artigiane sono diminuite di mille e 672 unità (-0,9%). Un dato inaspettatamente in linea con quanto avvenuto nei cinque anni precedenti. Anzi, il saldo negativo quest’anno è determinato più dalla mancanza di nuove imprese che da maggiori cessazioni. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento che ha veramente stupito tutti, ma riflette il dna dei nostri imprenditori che non si sono dati per vinti, ma hanno avviato contromisure di resistenza, tra le quali la riconversione. Ma la buona volontà non basta più. Servono riforme e strumenti per rimettere in moto il sistema produttivo, perché il perdurare delle restrizioni sta velocemente peggiorando la situazione».

La nati-mortalità 2020 in provincia di Verona, conferma le dinamiche di attesa e tenuta delle imprese artigiane. «Il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni – spiega Roberto Iraci Sareri, presidente di Confartigianato Imprese Verona –, è pari a -144 imprese artigiane. Un dato inatteso, se pensiamo che nel 2019 furono -323, mentre nel 2018 si fermarono a -163. Siamo ottimisti per natura, altrimenti non rischieremmo tutto nei nostri progetti di vita e lavoro, ma purtroppo temiamo che prima o poi i nodi arriveranno al pettine. Molti piccoli imprenditori, pur provati dalla crisi, si sono messi alla finestra, attendendo di volta in volta prospettive di ripartenza fino ad ora disattese o troppo blande. Ora, che la situazione si trascina ormai da un anno, temiamo che gli effetti inizieranno a farsi ben più visibili».

«In particolare nel manifatturiero e nei servizi – prosegue Iraci Sareri –, da una stima del nostro Ufficio Studi nazionale, il 32% delle imprese a noi associate avrà delle difficoltà a ripartire dopo la pandemia. È un numero che ci preoccupa e dobbiamo mettere in campo una rappresentanza concreta di prossimità per aiutare queste aziende, per dare loro un futuro. Siamo uno dei poli manifatturieri del Paese e d’Europa, che basa il proprio successo sul sistema diffuso della piccola impresa e dell’artigianato. Un modello d’impresa che mette insieme, oltre a un Pil economico misurabile, anche un Pil sociale altrettanto importante per la sopravvivenza delle nostre comunità».

La questione ristori

«Sui ristori – sottolinea Boschetto – pensiamo che oggi vadano aiutate tutte le imprese che hanno avuto delle difficoltà, perché la crisi che stiamo vivendo non è come quella del 2008: ha colpito indipendentemente dalle attività e dalle reazioni delle aziende. Vanno sostenute le imprese per i danni subiti, che non sono riconducibili a loro. Vogliamo un cambio di passo rispetto al governo precedente, superando una volta per tutte i criteri di aiuto secondo i codici Ateco e guardando al calo di fatturato nell’intero 2020. Anche perché, alcuni comparti sono stati letteralmente travolti dall’emergenza sanitaria ed economica. Siamo preoccupati ad esempio per il comparto moda (calato del 2,6% nelle imprese e del 3,7% negli addetti), che nei primi dieci mesi del 2020 ha perso il 21% del fatturato con punte del 50% e oltre nel calzaturiero e nelle nicchie del wedding e dei prodotti per alcuni sport. Una cifra enorme, che evidenza il momento difficilissimo che stanno vivendo queste aziende, ma non solo loro. Pensiamo a tutte le piccole imprese artigiane che sono nell’arredo, nel mondo del turismo, della ristorazione. Oppure degli eventi, delle organizzazioni fieristiche, della fotografia, piuttosto che gli Ncc e il trasporto persone».

«Ci sono per fortuna dei comparti come quello alimentare, delle costruzioni, del digitale e del commercio elettronico soprattutto – spiega Boschetto –, che hanno avuto in questo periodo una tenuta importante, con dei numeri positivi. Gli artigiani hanno cercato di trovare vie d’uscita alla crisi: nel corso della pandemia è raddoppiata, ad esempio, la quota dei piccoli imprenditori che utilizzano il commercio elettronico per la loro attività, con oltre 12mila imprese venete in più rispetto a marzo scorso».

L’appello: «Servono riforme»

«La pandemia – sottolinea Iraci Sareri – ha evidenziato la bontà del lavoro che abbiamo fatto sul sistema della bilateralità: Fsba è stato un ammortizzatore straordinario, pur nelle difficoltà venutesi a creare per la lentezza di trasferimento dei fondi da parte dello Stato. Ma adesso, anche se le nostre imprese hanno una bassissima propensione a licenziare, è chiaro che, al termine dello stop dei licenziamenti, dovranno essere messi in campo tutti quegli interventi di politiche attive, di riqualificazione per le persone che perderanno il posto di lavoro, dando loro la possibilità di essere ricollocate in un altro ambito attraverso un percorso di formazione».

Senza dimenticare altri strumenti che vanno potenziati. «La leva su cui puntiamo molto è l’apprendistato che dà opportunità sia al giovane sia all’azienda – aggiungono insieme Boschetto e Iraci Sareri –. E per dare sbocco alle aziende e quindi al lavoro, è necessario rendere strutturale il Superbonus al 110% che sta iniziando a dare i suoi effetti solo adesso, a causa sì delle difficoltà iniziali legate alla pandemia, ma soprattutto per i continui aggiustamenti e complicazioni burocratiche diventate come i “fermi” che limitano la velocità dei motori».

Ma per Confartigianato la vera “svolta” può arrivare da un cambio di passo nella campagna di vaccinazione anti Covid-19. «È necessario accelerare sui vaccini – conclude Boschetto –. Noi siamo stati i primi a offrire le nostre strutture e i medici del lavoro delle nostre aziende, che, con un’adeguata formazione, potrebbero dare un adeguato contributo alla velocizzazione della campagna vaccinale».

Ricevi il Daily

VUOI RICEVERE OGNI SERA IL QUOTIDIANO MULTIMEDIALE VERONA DAILY?

È GRATUITO! CLICCA QUI E SEGUI LE ISTRUZIONI PER RICEVERLO VIA EMAIL O WHATSAPP
(se scegli WhatsApp ricorda di salvare il numero in rubrica)

OPPURE
CLICCA QUI PER ISCRIVERTI AL CANALE TELEGRAM