ISCRO, la nuova cassa integrazione per le partite IVA individuali
di Emiliano Galati (Felsa Cisl)
Dal primo gennaio è entrato in vigore l’ISCRO (Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa), ennesimo acronimo nel panorama del diritto del lavoro per inquadrare il nuovo sostegno per le partite IVA individuali introdotto dal Governo Conte 2.
Lo diciamo subito: si tratta di un primo passo, ma ancora insufficiente. Nel concreto questo sostegno dovrà essere accompagnato dalla partecipazione di corsi di riqualificazione e aggiornamento professionale monitorati da Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro).
Per accedervi sarà obbligatorio avere la partita IVA da almeno quattro anni, avere prodotto un reddito inferiore al 50% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei tre anni precedenti all’anno precedente della presentazione della domanda. Infine, nel 2020 occorrerà aver dichiarato un reddito non superiore agli 8.145 euro lordi.
L’ISCRO sarà liquidata in sei rate mensili e non concorrerà alla formazione del reddito e potrà essere richiesta una sola volta nel triennio 2021-23. La quota sarà dai 250 agli 800 euro mensili senza aver diritto alla contribuzione figurativa.
Questa somma non potrà essere richiesta alla chiusura della posizione della partita IVA individuale ma solamente a fronte di perdite di fatturato nel corso degli anni.
Per finanziare questo sostegno la legge di bilancio 2021 ha previsto un innalzamento dell’aliquota aggiuntiva a carico dei lavoratori indipendenti pari allo 0,26% quest’anno e allo 0,51% per gli anni 2022 e 2023.
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