Ischia (Anaci): «L’amministratore condominiale è un perno fondamentale»

Il presidente di Anaci Verona Michele Ischia ha fatto il punto con noi sulla situazione dei condomini a Verona e la questione delle teleassemblee, da poco normate ufficialmente.

Michele Ischia, presidente di Anaci Verona, ha fatto il punto con noi sulla situazione dei condomini a Verona, la domanda pervenuta di riqualificazione energetica e la questione delle teleassemblee, da poco normate ufficialmente.

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Una panoramica su Anaci Verona

«Anaci Verona è l’associazione principale che raggruppa gli amministratori condominiali profesisonisti. È presente in tutte le province italiane ed è la principale associazione sul panorama nazionale, non solo in termini di numeri ma anche in termini di presenza sul territorio e soprattutto di formazione. L’amministratore ha l’obbligo di quindici ore annue di formazione, da DM 140 del 2014. Anaci ai propri associati chiede almeno 28 ore annue, quindi riusciamo a dare una risposta formativa importante agli amministratori professionali e professionisti iscritti all’Anaci che poi si riflette positivamente sui loro amministrati e sulla cittadinanza».

«Questa è Anaci. A livello interno si divide nell’area formativa che ci vedeva attivissimi quando si poteva fare in presenza, ora chiaramente solo via webinar. Poi c’è l’Anaci esterna: tutto quello che viene svolto a ogni livello dalle cariche dirigenziali e che riesce a fare da collante tra i bisogni della categoria e dei clienti. 40 milioni di italiani circa vivono in condominio, quindi la nostra attività è importante. Spesso il condominio viene sottovalutato dalla politica e dalle istituzioni. Non è un caso che l’amministratore sia rimasto l’unico professionista a non poter portare a detrazione il compenso per l’attività straordinaria per l’Ecobonus. È stata estremamente sottovalutata questa cosa a livello nazionale. A livello provinciale invece passa tutto dall’amministratore, è lui che si interfaccia con i clienti, cioè i cittadini, che premono per accedere al bonus magari ingannati da messaggi fallaci».

L’Ecobonus nel mondo dei condomini

«La richiesta riguardo il tema Ecobonus è stata estremamente pressante. Da un lato è comprensibile, dall’altro bisogna fare un’azione e noi stiamo lavorando per far arrivare il giusto messaggio. Se è vero che è una grande opportunità, è altrettanto vero che bisogna operare con molta prudenza. È molto facile farsi male, è una cosa nuova, la procedura è delicata, bisogna affidarsi a persone competenti. Troppe realtà si sono improvvisate esperti di Ecobonus, spuntano queste società ad hoc per confezionare operazioni e poi domani chiuderanno. Ancora più pregnante dell’amministratore è, in questo caso, il ruolo del tecnico asseveratore, che firma l’operazione. I tecnici professionisti molto spesso non si rendono disponibili a vidimare certe pratiche, perché le responsabilità sono tante, subentrano inoltre dinamiche assicurative importanti. Non è tutto oro quel che luccica».

Progetti futuri

«Il nostro lavoro è cambiato. “Crisi” vuol dire “scelta”, e questo momento non ha fatto che accelerare in maniera vertiginosa quel processo di cambiamento che già era in atto. Ormai quando una volta, quindici o vent’anni fa, il lavoro dell’amministratore era qualcosa che andava a rivestire aspetti meramente contabili e di spiccia assistenza nelle piccole manutenzioni, oggi non è più così riduttivo. L’amministratore è un valore aggiunto. L’aspetto contabile diventa residuale, con i nostri associati ci stiamo allineando con aziende specifiche del settore che ci stanno aiutando nel nostro lavoro. La fattura elettronica, per esempio, è stata una rivoluzione: l’aspetto macchinoso che poteva esserci una volta ormai con le nuove tecnologie è assolutamente superato. In questa direzione Anaci si sta muovendo tantissimo e la differenza si vede. Non sarebbe possibile se non ci fossero questi nuovi strumenti avere uno studio efficiente. È chiaro che se una volta gli aspetti della professione dovevano esser principalmente contabili o giurisprudenziali, ora l’amministratore sta diventando un gestore di proprietà e direi quasi un valorizzatore. Questi aspetti trovano minore spazio, la vera abilità è quella di essere un bravo gestore e organizzare i servizi nel modo più corretto. Nel mondo anglosassone si parla di “facility’s management”, qua in Italia deve ancora arrivare, ma ci stiamo avvicinando. L’amministratore diventa il perno su cui ruota tutto il sistema e diventa fondamentale la sua azione per guidare. È vero che l’assemblea è sovrana, ma l’amministratore è quello che deve guidarla e virare verso la decisione corretta». 

Teleassemblee

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«Anaci Verona ha presentato un emendamento lo scorso aprile o maggio, per cercare di normare le assemblee. Infatti le assemblee condominiali non erano normate in video: con settembre/ottobre è stata introdotta la possibilità telematica previo unanime consenso, poi si sono accorti che era meglio mantenere la maggioranza, senza però chiarire di quale maggioranza stessimo parlando. La videoassemblea può andar bene se c’è un aspetto spicciolo, se la decisione è rapida, se non ci sono particolari situazioni all’ordine del giorno: in sostanza quando non sarebbe necessario farla. Noi amministratori, in video, perdiamo l’80% della piramide di comunicazione. Laddove un’assemblea in presenza potrebbe portare a risultati fattivi e concreti, un’assemblea in video risulta dispersiva: il linguaggio del corpo, il tono della voce, il fatto che tante persone dietro a uno schermo si sentano dei leoni, si sentono. Questo rende difficoltoso il nostro lavoro, senza dubbio. C’è poi tutto l’aspetto legale della faccenda: non c’è giurisprudenza. Come si può deliberare un Ecobonus che mette in campo mezzo milione di euro e le insidie del caso, con un’assemblea online? È un rischio troppo grosso».

Le motivazioni del presidente

«Ho avuto come mentore una cara persona, il nostro vecchio presidente provinciale, il Cavalier Tarcisio Squarzoni che ha portato avanti l’associazione per tantissimi anni da solo, quando ancora il lavoro era pionieristico nel settore. Nel 2014 avevo iniziato da quattro anni a fare l’amministratore professionista in proprio, mi è stata ventilata l’occasione di entrare in consiglio provinciale e abbiamo cominciato a fare squadra. Oltre alle cariche nazionali e regionali, noi siamo volontari, quindi ci dedichiamo liberamente alla nostra associazione. A spingere è forse la vanità e l’ambizione, il desiderio di essere riconosciuti. Ma sostanzialmente si tratta di dar da bere alla propria anima, come mi ha insegnato il mio anziano presidente. Altrimenti si riduce tutto ad assemblee, dati e numeri. Mai avrei pensato di fare il presidente, è stato tutto un susseguirsi di circostanze ed eventi. Cerchiamo di portare avanti questa eredità: è un grosso impegno, ma la soddisfazione e la gratificazione personale sono immense. Non può essere tutto un numero. È un modo per fare qualcosa di concreto: sono stato il presidente provinciale più giovane dell’Anaci, e vedevo i miei colleghi più anziani lamentarsi in continuazione senza mai fare niente. Occorre provare, sempre, e voler lasciare il solco dell’aratro. Magari sarà un solco ridicolo, un segno stupido, ma avrò lasciato un segno del mio passaggio».