Diamante, nanotecnologie rosa a Verona

La startup Diamante è la sola veronese fra le prime 45 firmatarie di Italia Startup, il club delle scaleup e delle Pmi fondato da Angelo Coletta. Il prezioso nome in realtà è l’acronimo di “Diagnosi di Malattie Autoimmuni mediante NanoTecnologie” e si è già distinta con diversi riconoscimenti già nel 2015.

Tre anni fa, il team guidato dall’ad Valentina Garonzi ha conquistato il premio speciale “UniCredit Start Lab & UK Trade & Investment ” e la menzione speciale “Pari Opportunità”.

L’azienda guidata dalla presidente Roberta Zampieri nasce dall’idea di tre ricercatrici del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona e si è specializzata nell’utilizzo di piante per la produzione ecosostenibile a basso costo di nanoparticelle virali vegetali modificate.  Più in dettaglio , nei prodotti vengono utilizzate le piante come bioreattori naturali per la produzione sostenibile di virus vegetali modificati (il primo kit sviluppato è quello per diagnosticare la sindrome di Sjogren).

La tecnologia sviluppata nei laboratori veronesi permette di utilizzare i virus vegetali come supporto per stabilizzare ed esporre ad alto titolo piccole porzioni funzionali di proteine (peptidi). Attraverso un processo produttivo veloce, economico ed a basso impatto sociale, Diamante produce innovativi nanomateriali che possono trovare applicazione in svariati ambiti.

Nella parole del scientific manager della startup Linda Avesani, Diamante rappresenta da un lato ” una concreta possibilità di impresa fondata sulla ricerca in campo biotech”, dall’altra vuole trasformare un progetto di ricerca in una realtà produttiva in grado di portare un vantaggio concreto alla società”.