Apindustria, al clima di incertezza si risponde col dialogo sul territorio

apindustria verona renato della bella

«È il sistema Italia che deve funzionare, non può essere solo la singola impresa». Questo il messaggio rilanciato oggi nella sede di Apindustria Confimi Verona durante l’incontro di fine anno tra i vertici dell’associazione di categoria e la stampa scaligera. La risposta al clima di incertezza , secondo il presidente Renato Della Bella, è nelle sinergie tra imprese e organi deputati a rappresentarle.

Opportunità dell’industria 4.0 e della digitalizzazione, nuovi strumenti finanziari e profili professionali da inserire nelle aziende, controllo di gestione: sono le principali sfide che attendono le Piccole e Medie Imprese italiane e veronesi. Obiettivi chiari a fronte di prospettive incerte nel panorama nazionale che influiscono negativamente sull’andamento delle aziende.

«Noi imprenditori viviamo in un clima di incertezza su quello che può succedere, che ha precisi segnali e coincide con il cambio ai vertici del governo. C’è timore su come possono reagire i mercati alla manovra finanziaria, su quanto accade alle banche. Nella gestione dei rapporti con i nostri dipendenti il reddito di cittadinanza sta minando il rapporto tra impresa e collaboratori», ha commentato Renato Della Bella, presidente di Apindustria Confimi Verona, tracciando un bilancio del 2018.

I pochi segnali di ripresa che si erano intravisti all’inizio dell’anno hanno lasciato posto alla prudenza: «Lo spread è diventato il termometro della fiducia che si ha nei confronti del Paese: come Confimi Industria abbiamo dato fiducia al governo per verificare modalità diverse e discutere in termini di trattati il nostro stare in Europa. È evidente che lo scontro che si è creato non giova a nessuno». Strumentalmente, ha proseguito, lo spread viene sventolato come spada di Damocle sotto cui non è possibile fare impresa: «Spread significa costo del denaro più alto, banche che vanno in sofferenza. Ma il problema è a monte, in tutto ciò che ha generato questo disorientamento. È il sistema Italia che deve funzionare, non può essere solo la singola impresa ad eccellere se poi tutto il tessuto in cui opera fatica ad andare avanti».

Sono necessarie sinergie tra le stesse realtà imprenditoriali, ma soprattutto tra gli organi deputati a rappresentarle. «In questi anni il ruolo di Apindustria è stato per i suoi 800 associati anticipare le problematiche e proporre soluzioni concrete. Perciò negli ultimi mesi ci siamo concentrati sull’assistenza all’export con percorsi specifici. Abbiamo inserito un innovativo servizio di consulenza finanziaria per quel che riguarda l’analisi dell’adeguatezza della struttura finanziaria aziendale in base alle richieste sia dei mercati sia degli obiettivi che l’impresa vuole raggiungere».

Gli storici servizi associativi – come quello sindacale, non più concentrato solamente sulla gestione di cassa integrazione e mobilità, ma sulla riforma del lavoro e sulle tipologie di contratto da applicare – sono evoluti, per rispondere alle esigenze attuali, affiancando una formazione di qualità.

«In questo momento le associazioni sono in fase di rimodulazione del proprio modo di operare, proprio per essere più vicine alle aziende. Auspico un dialogo maggiore tra realtà associative e tra i loro organi di rappresentanza. In tale direzione infatti è l’adesione di Apindustria Confimi Verona al Comitato Sì Tav, che va a toccare un altro importante tema: quello del rinnovamento delle infrastrutture», ha evidenziato.

Nel frattempo, in dialogo con il governo è operativo il tavolo permanente delle Piccole e Medie Imprese tra le cui proposte c’è quella di creare un Ministero dedicato: «Nella politica industriale italiana serve un focus sulle Pmi – ha concluso Della Bella –, con Confimi Industria a livello nazionale e Apindustria Verona a livello locale quali soggetti maggiormente titolati a rappresentarle».

 

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