Il Soave simbolo del patrimonio agricolo italiano

Durante la conferenza sui siti GIAHS  (Sistemi del Patrimonio Agricolo di rilevanza mondiale), tenutasi a Madrid il 31 maggio 2019, gli esponenti della FAO hanno illustrato i prossimi progetti che coinvolgeranno i 57 siti in 4 continenti.

Il Soave ha rappresentato l’Italia alla giornata sui siti GIAHS. La conferenza, che si è tenuta nella capitale spagnola il 31 maggio 2019, ha visto riuniti i siti europei. È stata inoltre l’occasione per gli esponenti della FAO intervenuti di illustrare i prossimi progetti che coinvolgeranno i 57 siti in 4 continenti.

Chiara Mattiello ha illustrato per il Soave gli 8 punti del piano d’azione redatti per la candidatura e i progetti implementati per la loro realizzazione. Da Itaca a Soilution System fino al Volcanic Wine Park per lo sviluppo del turismo. Progetti in linea con le direttive della FAO e innovativi proprio per la loro capacità di risolvere le esigenze di mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.

Sono due i progetti che la FAO sta portando avanti. Il primo, seguito dalla Columbia University di New York, riguarda la digitalizzazione dei siti. Tra le altre cose, prevede lo sviluppo di un marchio di tracciabilità dei prodotti basato sulla tecnologia blockchain. Proprio il Soave sarà tra i primi ad implementare questo sistema. L’altro è sull’innovazione tecnologica dei siti della zona caucasica ed Eurasia per il contrasto dei cambiamenti climatici. I siti GIAHS sono proprio in prima linea nella nuova PAC della Comunità Europea.

«Ora che il numero dei siti al mondo ha raggiunto quota 57 è giunto il momento di metterli in rete − commenta Rene’ Salazar Castro, direttore generale FAO del dipartimento per il clima e la biodiversità, cui fanno capo i GIAHS −. I vari  siti si sì riconoscono anche per la loro capacità, attraverso pratiche sostenibili, di contrastare o mitigare il cambiamento climatico. Se non interveniamo ora, nel 2050 la temperatura terrestre arriverà a essere +5,3 gradi° e questa non è una crisi ma un collasso dell’intero sistema. Si calcola inoltre che il 5% del PIL dei paesi sviluppati viene speso per le malattie derivate dall’alimentazione sbagliata e queste cifre sono in continua crescita».