Gruppo Collis, bilancio positivo e conferme ai vertici
Il rinnovo delle cariche del Collis Veneto Wine Group arriva alla fine di un anno impegnativo segnato dall’incertezza dei mercati. Nomine nel segno della continuità di gestione di un Gruppo che in poco più di dieci anni ha organizzato il business model entrando fra i primi venti top player italiani.
«Rafforzare lo spirito di aggregazione lungo tutta la filiera, continuare ad investire in progetti di sostenibilità e garantire un’adeguata remunerazione dei mille e 900 soci», questi gli obiettivi di Pietro Zambon, 62 anni.
Gli fa eco il Vice Presidente Claudio Tamellini, Presidente di Cantine Riondo Spa, società controllata al 100% da Collis. «Siamo un gruppo che deve crescere stando al passo con i tempi, conciliando la mutualità con un’organizzazione che ci consenta di essere competitivi sui mercati internazionali».
Così Collis si avvia alla gestione di un nuovo anno dopo aver chiuso il bilancio che registra un fatturato aggregato di 105 milioni di euro, in calo del 3% rispetto all’anno precedente per gli effetti della minor raccolta vendemmiale.
Il conferito del 2019 segna infatti una perdita in quantità del 29% rispetto a quella del 2018. La diminuzione delle rese in vigna ha però determinato una qualità delle uve superiore a quelle delle annate precedenti garantendo una maggiore marginalità per il gruppo.
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Il bilancio dell’esercizio vede un margine operativo lordo (Ebitda) di 7,5 milioni di euro, dopo la remunerazione dei conferimenti dei soci per 53 milioni e un risultato operativo lordo (Ebit) di 2,6 milioni. Nel corso dell’esercizio la società si è impegnata, seppur con un’adeguata revisione correlata alla situazione di emergenza Covid, nella realizzazione degli investimenti programmati per un ammontare di oltre due milioni di euro.
Gran parte della gestione si è svolta in piena pandemia, una situazione eccezionale che ha stravolto i processi organizzativi per garantire continuità nelle forniture, in primis alle aziende del Consorzio che assorbono circa il 60% dell’intera produzione, Cielo e Terra, Cantine Riondo e Casa Vinicola Sartori. L’importanza strategica di poter percorrere canali commerciali differenziati delle tre partecipate, consente una segmentazione dell’offerta che evita di agire solo sulla leva del prezzo per essere competitivi. Durante l’anno si è rivelato, inoltre, sempre dinamico l’andamento delle vendite nei trentuno punti vendita di proprietà a insegna Cantina Veneta.
Le prime tre destinazioni che consumano oltre il 50% a volume della produzione nazionale sono anche i principali mercati serviti, indirettamente, dal Gruppo, ovvero Usa, Uk e Germania. Le incognite geopolitiche, le politiche protezionistiche globali, ed i tempi di ripresa post-emergenza, potranno incidere in maniera significativa sull’andamento del prossimo anno, che si prospetta denso di sfide, ma anche di opportunità per consolidare e magari anche aumentare le vendite e la presenza sui mercati da parte del Gruppo, attraverso la controllata Cantine Riondo Spa.
I risultati dell’esercizio sottolineano la validità del programma operativo in atto, volto ad incrementare progressivamente la capacità produttiva e la forza commerciale dell’azienda. Continueranno nei prossimi anni gli innovativi progetti di ricerca che hanno l’obiettivo di sviluppare modelli di produzione sempre più sostenibili.
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