Gli infortuni mortali sul lavoro calano solo in agricoltura

Secondo Coldiretti, in agricoltura nel 2020 si è registrato un calo degli infortuni mortali del 25,2% , nonostante nelle campagne non si sia mai smesso di lavorare durante tutta l’emergenza Covid.

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In controtendenza all’andamento generale nel 2020 gli infortuni mortali sul lavoro calano solo in agricoltura dove si registra una riduzione del 25,2% (da 151 a 113) nonostante nelle campagne non si sia mai smesso di lavorare durante tutta l’emergenza Covid.

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È quanto si evidenzia dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Inail dai quali emerge peraltro che anche gli infortuni sul lavoro denunciati nel 2020 sono diminuiti su base annua del 19,6% in agricoltura (da 32.692 a 26.287). Il trend registrato nelle campagne conferma il prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni – sottolinea la Coldiretti – per rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro.

Molto resta tuttavia ancora da fare e per questo – continua la Coldiretti – è necessario continuare con decisione sulla strada intrapresa con interventi per la semplificazione, la trasparenza, l’innovazione tecnologica e la formazione, che sappiano accompagnare le imprese nello sforzo di prevenzione in atto. Sulla base delle denunce complessive di infortunio da Covid 19 al 28 febbraio 2021 registrate dall’Inail si evidenzia come la percentuale più bassa di contagi tra le diverse attività si sia verificata proprio in agricoltura con appena lo 0,3%.

La vita in campagna risulta essere più sicura perché garantisce il rispetto delle distanze che – sottolinea la Coldiretti – si misurano in ettari e non in metri ma ad essere meno pericolosa è anche la vita nei borghi rispetto alle metropoli segnate da una forte densità di popolazione. Nei 5.500 piccoli comuni italiani con meno di cinquemila abitanti il distanziamento è infatti garantito – conclude la Coldiretti – per i dieci milioni di abitanti che dispongono di oltre il 54% del territorio nazionale mentre i restanti 50 milioni devono dividersi il resto dello spazio.

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