Giulio Fezzi: «Verona deve passare da ‘ex’ a ‘next’»
di Erika Funari
Next Generation è il grande strumento per la ripresa messo a disposizione dall’Europa per il rilancio dell’economia comunitaria, un’importante occasione per l’intera nazione e per la città di Verona. Un dispositivo di resilienza a obiettivi tematici che si configura come un piano che getterà le basi per un Europa più moderna e sostenibile.
In seno alla sedicesima settimana veronese della finanza, ne abbiamo parlato con Giulio Fezzi, presidente Phoenix Capital, group che offre alle imprese servizi di business consulting, finanza d’impresa e corporate service.
Il territorio veronese deve riorganizzarsi in termini di progettualità per attingere ai fondi europei.
«Con un occhio sull’impresa e sulla finanza, è necessario cogliere questa occasione d’oro offerta dall’Unione europea. Un momento storico e irripetibile per Verona, lo slancio giusto pe passare da ‘ex’ a ‘next’: un cambio di passo radicale rispetto agli ultimi 20 anni. Urge essere pragmatici nell’ottica dell’impresa perché usufruire di queste disponibilità non è semplice, occorrono progettualità concrete e competenze. Le conoscenze e le idee ci sono, basta metterle insieme per accelerare una svolta necessaria: l’obbligatoria apertura internazionale per Verona. L’Europa considera le progettualità che vengono proposte solo se sono caratterizzate da una spinta di apertura comunitaria».

Investimenti Unione europea relativi al Quadro finanziario pluriennale 2021-2027
In che misura fanno la differenza formazione e progettualità?
«Certamente Verona ha nel DNA l’apertura oltre i confini nazionali e vanta elementi di prestigio come l’interporto, l’aeroporto e la fiera. Per avvicinare l’Unione a queste idee bisogna dare forma a planning concreti, saperli comunicare e presentare in modo efficace. Bisogna dedicarsi a un fare concreto e in questo senso Phoenix Capital si sta attrezzando. E’ decisiva una formazione accurata per la corretta gestione del piano della ripresa; questa, poi, va supportata da idee concrete scandite in progetti definiti e chiari. I due ambiti della formazione e della progettualità devono fondersi perché solo così avremo risultati fruttuosi».

Verona è stata per anni centro economico e finanziario, come rilanciare questo ruolo storico?
«Lanciare il cuore oltre l’ostacolo richiede sempre audacia: bisogna raccogliere idee e coraggio per ridefinire un nuovo quadrante Europa sui pilastri del green e della tecnologia. Un quadro che affondi le radici nella tradizione e nei valori del territorio innestando su questa base delle strategie innovative in linea con la prospettiva europea. Verona ha tutte le potenzialità per farcela ma bisogna tessere una rete di lavoro concreto, non semplicemente limitarsi al dialogo».
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