Lavorare… D-Gusto!

Un inedito connubio tra profit e non-profit diventa modello innovativo per l’occupazione di giovani con disabilità di lieve entità.

Uno spazio storico, nel cuore della città, abbandonato a se stesso. Un gruppo di giovani con disabilità lieve in cerca di un’alternativa, di uno spazio in cui esprimersi come persone e come lavoratori. Un gruppo di operatori e di volontari nell’ambito del sociale che non si rassegnano davanti a un patrimonio artistico, ma soprattutto umano, inutilizzato e quindi inespresso.

Sono questi gli ingredienti che hanno dato vita a D-Gusto, cooperativa sociale nata lo scorso anno in seno ad AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici della Provincia di Verona) e all’Officina dell’Aias, cooperativa sociale impegnata in servizi educativi e assistenziali per disabili, proprio per dare una risposta a un gruppo di famigliari di persone con lieve disabilità alla ricerca di uno spazio attivo per i propri figli, per i quali è difficile trovare una collocazione nell’attuale mercato del lavoro.

«Abbiamo pensato a un servizio sociale in grado di auto-sostenersi e che avesse al centro la persona disabile in un ambito nuovo per le cooperative sociali, quello culturale e commerciale» spiega Massimo Cauchioli, presidente di D-Gusto. «Verona è la quarta città turistica d’Italia e così abbiamo scelto quello della cultura, della salvaguardia e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico e monumentale come ambito in cui sviluppare il nostro progetto. Verona, poi, è luogo di produzione di eccellenze enogastronomiche realizzate da piccoli produttori che vogliono farsi conoscere. Abbiamo quindi cercato un luogo prestigioso e sottoutilizzato nel centro di Verona che funzionasse come vetrina in cui impegnare le persone disabili nella vendita di prodotti artigianali ed enogastronomici locali, gestito da una cooperativa sociale di inserimento lavorativo di persone disabili, la D-Gusto appunto, il cui nome sintetizza l’ambito sociale – “D” sta per disabilità -, ma anche una serie di servizi e di prodotti che hanno a che fare con la cultura e le eccellenze del territorio».

La location scelta non avrebbe potuto essere migliore: la chiesa di S. Maria della Giustizia Vecchia in Piazza San Zeno, chiusa da oltre 4 anni perché ATER, proprietaria del bene, non aveva risorse da investire per valorizzarla, e ora data in comodato d’uso a D-Gusto. Inaugurato lo scorso 27 giugno, questo spazio si sta rivelando prezioso non solo per i ragazzi che vi lavorano, ma anche per la nostra città, che può contare su una vetrina unica, aperta 7 giorni su 7. Vetrina che non ospita solo un corner commerciale dedicato ai prodotti locali, ma anche uno spazio espositivo, la “Galleria D’Arte Giustizia Vecchia”, inaugurata lo scorso 19 settembre con una mostra del pittore Athos Faccincani, e che ospita ora l’esposizione “Diaframma sul Veneto”, a cura dell’Associazione Culturale Occhiodimichelangelo, con 100 opere fotografiche visibili fino al 10 novembre. «Siamo a disposizione di artisti che vogliano esporre i propri lavori, ma anche di privati e di enti profit e non-profit che vogliano disporre di un grande spazio promozionale, anche per vendite temporanee». Uno spazio che si apre alla città, quindi, per far entrare la città in uno spazio prima abbandonato e ora pieno di vita, con il valore aggiunto che solo un’impresa impegnata nel sociale può dare.

A quattro mesi dall’apertura del corner commerciale, i membri di questo progetto si dichiarano soddisfatti, dimostrando così come sia possibile unire due mondi apparentemente distanti e fare business nel sociale. «Abbiamo clienti affezionati, oltre ai turisti che visitano la Chiesa e acquistano i prodotti, attirati anche dagli eventi espositivi. E per il periodo natalizio, abbiamo in previsione di allestire un Mercatino di Natale». Un’attività in crescita, quindi, appoggiata con entusiasmo da importanti realtà, come la Condotta Slow Food di Verona (che utilizzerà la Chiesa di S. Maria della Giustizia Vecchia come sede e per iniziative legate alla promozione del cibo “buono, pulito e giusto”, ndr.), Fondazione Cattolica, il Comune di Verona, la ULSS 20, la Parrocchia di San Zeno, Confcooperative, Federsolidarietà Verona e A.Ve.Pro.Bi (Associazione Veneta Produttori Biologici), che fa ben sperare nella nascita di altre esperienze simili. «Siamo consapevoli di proporre un modello: a Verona esistono altre risorse artistico-monumentali da valorizzare, sconosciute o semplicemente chiuse. La nostra cooperativa sociale ha le competenze per attivare altri corners commerciali e mettere al lavoro altre persone disabili nella vendita di prodotti profit» conclude Massimo Cauchioli. Sta alla nostra città, ora, essere in grado di cogliere questa potenzialità e di metterla a frutto.