L’arte che trasforma il dolore

Un progetto fotografico, 3 ragazzi e il loro percorso tra malattia e guarigione, tra il dolore e la forza che da esso scaturisce:  “A picture is more than a photograph” racconta tutto questo e molto di più.

Addentrarsi nel mondo di chi vive la malattia è difficile, per chi ne è al di fuori. Se poi quella malattia piomba come un fulmine a ciel sereno su chi dovrebbe poter pensare solo alla festa di compleanno, al compito in classe, alla partita a calcio con gli amici, la difficoltà diventa gelo, la malattia diventa un muro oltre il quale non si vuole andare. Troppo il dolore, troppa la paura.  Eppure chi si ammala ha molto da dire, e ha bisogno di farlo, anche se è difficile dirlo, anche se è difficile ascoltarlo. E là dove le parole non arrivano, perché troppo dure, troppo concrete, arriva l’arte. Quell’arte che trasforma il dolore in bellezza, che travalica i muri e raggiunge le anime e i cuori.

Domenico, Marco e Matteo hanno scelto la fotografia per parlare del loro incontro con la malattia, della perdita della loro quotidianità di ragazzini, dell’ingresso in un mondo fatto di medici e ospedali, del loro percorso verso la guarigione.  E hanno potuto farlo grazie a un’idea di Here Now, giovane associazione che ha deciso di dedicare a questi ragazzi il suo primo progetto. «Here Now  – spiega Pamela Grigiante – è nata tra un gruppo di amici per supportare il progetto di mio marito Mauro Fiorese (artista  veronese di fama internazionale, ndr) di produrre un film sul suo percorso di vita come fotografo e attraverso la malattia. Nel dicembre 2016 Mauro è mancato e il progetto del film ha continuato a progredire da solo, senza bisogno del sostegno dell’associazione. Così ci siamo chiesti come proseguire e nella mia testa è nata questa idea. Mauro collezionava moltissimi oggetti bizzarri provenienti da tutto il mondo, e dopo la sua morte, gli amici avevano iniziato a chiedermi di poterne avere alcuni in suo ricordo. Ho pensato così di organizzare un mercatino che fosse anche un’occasione per ricordarlo. Ho raccolto 4.000 euro che ho investito nel finanziamento di questo progetto. Ho pensato ai giovani perché a Mauro piaceva molto spronarli a sperimentarsi con la fotografia. Volevo proseguire in quello che lui amava fare».

Grazie alla collaborazione con ABEO Verona – l’Associazione Bambino Emopatico Oncologico, nata dall’esperienza di un gruppo di genitori di bambini ammalati di tumore – in particolare con Manuel Pauciullo, psicologo e psicoterapeuta dell’associazione, e con Simone Cestaro, direttore del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’ospedale Donna Bambino di Verona, Here Now ha permesso ai tre ragazzi di prendere parte a un laboratorio condotto dai fotografi professionisti Mattia Zaldini, Valentina Zamboni e Filippo Nardo, in cui hanno sperimentato la fotografia come modo per fissare, in immagini, vissuti e pensieri altrimenti difficilmente esprimibili.

Il risultato di questo percorso – insieme sofferto e divertente, come testimoniano le foto di backstage pubblicate nel libro che accompagna la mostra – è stato esposto dal 7 al 9 giugno scorsi in Gran Guardia, in occasione di un convegno internazionale dedicato al settore dell’oncoematologia pediatrica, e sarà nel prossimo futuro visibile presso l’ospedale di Borgo Trento.  Scatti che narrano una quotidianità fatta di pillole e di abbracci, di ingressi in ospedale e di letti “estranei”, così diversi rispetto a quelli della propria cameretta, della magia dell’aria aperta respirata nei piccoli momenti di fuga concessi dalla cura, della forza di famiglie che si uniscono ancor di più e lottano insieme. E poi c’è la paura, insieme all’eroico sforzo di mantenere un equilibrio in tutto questo, e di sorridere ancora, nonostante tutto, aspettando di tornare in quel mondo “sospeso” che, dietro alla porta a vetri dell’ospedale, aspetta con gioia il loro ritorno.

 

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