Giovani, la sfida dell’intimità

Siamo entrati in un argomento che molti possono giudicare spinoso, altri scomodo, alcuni ancora un tabù. Certo si tratta di qualcosa di complesso, che non coinvolge solo i giovani, o meglio le giovani generazioni, ma anche gli adulti, i genitori, gli educatori.

Si è rivelato, per questo, un argomento interessante, ricco di potenzialità e propositivo. I giovani hanno cambiato volto, visti sotto un’altra luce. Non quella dei riflettori, puntati dall’alto. Inquisitori. Ma quella naturale, del giorno, dove si notano e si apprezzano le sfumature, al di là di ogni artificiosità.

La sessualità, intesa come «tutto quell’insieme di fattori (genitali, corporei, affettivi, culturali e valoriali) derivanti dal sesso (ciò che distingue i maschi dalle femmine)», è connessa a temi come l’aborto, la sterilizzazione, l’AIDS, la deviazione sessuale, la riproduzione assistita, «con tutte le implicazioni morali, sociali ed educative che ne conseguono» (Cipolla 2004). Non si può quindi evitare di parlare di sessualità. Oggi, nella società in cui viviamo. Nella quale l’individuo è «sempre più portato a dissociare l’attività erotica da quella riproduttiva e sempre più ammaliato dalla mercificazione del sesso» (Cipolla 2004). Oggi, dove i ragazzi sono definiti generazione you porn, dove si parla di fenomeni come il sexting, la sessualizzazione, il grooming, la microprostituzione, il sesso precoce, la sensation seeking.

Dove inchieste, come quella pubblicate alcuni mesi fa da un quotidiano italiano, restituiscono un quadro dei giovani in rapporto alla sessualità del tutto sconfortante: volgarità, superficialità, schiettezza, perdita di ogni pudore emergono come caratteristiche della nuova generazione di adolescenti.

Dove dati statistici (seppure presi con la dovuta cautela per il target di persone prese in considerazione, quello appunto dei giovani – molto attenti a quello che dicono per non fare brutte figure, ndr), mostrano effettivamente un cambiamento dell’atteggiamento giovanile nei confronti della sessualità negli ultimi anni.

Oggi, non si può evitare di parlare di sessualità. In senso anzitutto critico e costruttivo. Al di là dei numeri, è reale che negli ultimi anni si sia abbassata l’età in cui i giovani hanno rapporti sessuali. Lo dicono più che altro l’aumento dei casi di infezioni virali (la comparsa e la diffusione dell’HIV e dell’AIDS, come afferma l’OMS, ndr), la crescente preoccupazione per l’abuso sessuale su bambini e adolescenti, la diffusa disinformazione e i comportamenti scorretti.

Eppure, di fronte a questo quadro, la reazione, a partire proprio dai ragazzi, non manca: «non siamo tutti uguali; ma che genitori hanno?; Sono offeso da questa inchiesta» … e così via.

Si tratta quindi solo di percezione o di realtà? 

Certo non saremmo i primi a sentire studenti delle superiori che sbrodolano parole senza pudore e vergogna, anche là dove si sta parlando di intimità. È vero, però, che se questa realtà esiste, esiste anche la sua opposta, o una realtà intermedia. Possibile? Sì, secondo il dott. Cunico, psicologo e sessuologo. «Oggi viviamo in una società molto confusa, dove c’è di tutto- ci spiega- e i ragazzi sono lo specchio di questa confusione».

Proprio un sondaggio condotto dall’Associazione Noi di Verona nel 2010 rivela una duplice fisionomia dei giovani. Di fronte a un’immagine con riferimento sessuale si è constatato che «in una metà dei giovani è prevalsa l’idea di una sessualità legata all’affettività, a un valore, mentre in un’altra metà è stata vista come soddisfazione dei propri desideri o bisogno di essere come gli altri». I ragazzi poi hanno affermato che «la colpa non è loro se hanno rapporti sessuali, ma dei media, del modo in cui propongono la sessualità. E infatti si associa l’idea delle caramelle all’eccesso di stimoli (tentazioni). In questo hanno perfettamente ragione: non si può vivere una sessualità matura crescendo in una società che alimenta i desideri». Proprio la ipersessualizzazione dei media, affermano gli studiosi, sarebbe la causa principale dell’abbassamento dell’età dello sviluppo.

Per “una terapia del desiderio”

«Approfondire la conoscenza della propria e dell’altrui sessualità, collocandola del contesto esistenziale umano, nella totalità dell’essere umano»: questo è secondo gli studiosi la base da cui partire. Già Foucault lo diceva: «È sul versante del sesso che bisogna cercare le verità più segrete dell’individuo; (…) : la struttura dei suoi fantasmi, le radici del suo io, le forme del suo rapporto con il reale».

L’esercizio di una sessualità matura, al servizio della crescita della persona e dello sviluppo sociale, richiede l’utilizzo del senso critico, dell’autocontrollo e della tolleranza (Cipolla 1997).

Per arrivare a ciò, da parte dei ragazzi, si ha bisogno di una «socializzazione sessuale in grado di educare e istruire, di trasmettere valori, convinzioni e ideologie e – allo stesso tempo – fornire contenuti tecnici».

Ne consegue la necessità di un intervento degli educatori, degli insegnanti e dei genitori, in maniera urgente, in una società occidentale in cui «è facile che i giovani si smarriscano, perdano i riferimenti», come scrive l’OMS. Per un’educazione sessuale che non deve restringersi solo al campo della pura conoscenza “anatomica”, “medica”. Dei rischi nei quali si incorre. Dei modi con i quali evitarli. Ma un’educazione che sia capace di recuperare e salvare l’aspetto valoriale della relazione. Là dove la relazione, secondo il codice psicologico, «è il dono di sé, perché l’altro da me è una ricchezza, e l’uno diventa completezza dell’altro». Se una persona vive la propria sessualità serenamente, in equilibrio, è indice di una personalità matura.

Leggi l’intervista alla prof.ssa Roberta Rossi  presidente della F.I.S.S. (Federazione italiana di sessuologia scientifica)

Ascolta l’intervista a Anna Oliviero Ferraris

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