Giornata contro lo sfruttamento del lavoro minorile, la denuncia di Coldiretti

Coldiretti, in occasione della Giornata contro lo sfruttamento del lavoro minorile, lancia l’allarme sugli alimenti coltivati da minori, soprattutto nei paesi del Sud America, che vengono importati in Europa e anche in Italia.

Sono molti gli alimenti coltivati o allevati nei diversi continenti con lo sfruttamento del lavoro minorile che arrivano in Italia per effetto di una globalizzazione senza regole, dalle nocciole e dagli agrumi della Turchia ai fagioli, alle cipolle e alle zucchine dal Messico, dal caffè della Colombia a quello dal Costa Rica, fino al pesce del Kenya. È quanto denuncia la Coldiretti, sulla base della lista dei prodotti ottenuti con il lavoro minorile stilata per il 2018 dal Dipartimento del lavoro statunitense, in occasione della Giornata contro lo sfruttamento del lavoro minorile istituita dall’Organizzazione Internazionale del lavoro per il 12 giugno. Il fenomeno, a livello globale colpisce quasi 1 bambino su 10 secondo l’Unicef.

In realtà l’Unione Europea – sottolinea la Coldiretti – non solo lascia entrare senza ostacoli sul proprio mercato prodotti alimentari ottenuti dallo sfruttamento dei bambini, ma in alcuni casi li agevola attraverso accordi commerciali preferenziali. Si tratta di un comportamento che dietro l’obiettivo del libero commercio nasconde spesso precisi interessi economici che speculano sul lavoro anche minorile.

Con gli accordi commerciali l’Unione Europea ha favorito l’importazione agevolata anche in Italia di prodotti agroalimentari che sono ottenuti dallo sfruttamento del lavoro minorile, dal riso del Vietnam ai fiori dell’Equador. A preoccupare per ultimo – continua la Coldiretti – è l’accordo di libero scambio che l’Unione Europea sta per siglare con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) su alcuni dei quali gravano pesanti accuse del Dipartimento del lavoro Usa per sfruttamento del lavoro minorile per prodotti che arrivano anche in Italia. Se per l’Argentina sono segnalati preoccupanti casi dalla produzione dell’uva a quella di aglio, per il Brasile le ombre riguardano l’allevamento bovino e quello di polli, oltre al caffè, mentre per il Paraguay i problemi ci sono per lo zucchero di canna.

«È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro e la salute – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare – l’importanza di consentire ai cittadini scelte di acquisto consapevoli estendendo a tutti gli alimenti l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza entrata in vigore nel febbraio 2018 che pone l’Italia all’avanguardia in Europa».