Gianluca Toschi: «Export e digitale saranno la combinazione per la ripresa finanziaria»

Il ricercatore senior della Fondazione Nord Est ed economista presso l'università di Padova, ai microfoni di Verona Live per fare chiarezza sull'attuale situazione finanziaria in Veneto

In occasione della Settimana Veronese della Finanza organizzata dall’Associazione Verona Network, ha ospitato una tavola rotonda sul tema delle Fondazioni. Tra gli ospiti Gianluca Toschi, ricercatore senior presso Fondazione Nord Est ed economista presso l’università di Padova.

Qual è l’impatto del Covid sull’economia veneta?

«Partendo dai dati, emerge una percentuale in calo del settore manifatturiero: -12,2%. Dietro si celano andamenti differenti con dei settori che hanno sofferto maggiormente la crisi come quello delle pelli e delle calzature; altri invece hanno subito un impatto minore. In un anno come quello vissuto, il settore della produzione alimentare non ha subito un forte ribasso. Quindi, nel complesso, attestiamo un andamento altalenante».

«La questione da porsi è se tali cambiamenti rimarranno strutturali o torneremo a uno stato economico pre-pandemia vivendo questa situazione come una parentesi».

Quali sono le prospettive future?

«Sostenibilità e digitalizzazione hanno subito un acceleramento incredibile nel corso di poco tempo: da qui probabilmente non torneremo indietro. In ambito economico regionale, invece, ci troveremo difronte a scenari differenti. Per una regione come il Veneto che ha basato la sua fortuna sull’apertura internazionale è un punto chiave, di centrale importanza. Credo che nella buona riuscita della combinazione digitalizzazione ed esportazione si giochi il futuro dell’impresa nella nostra regione».

«La sfida toccherà per primi i leader delle filiere e poi dovrà essere accolta anche dalle altre. La tempesta Covid, da quanto emerge dai dati Istant, ha coinvolto le strutture di piccole dimensioni quelle che contano meno di 10 addetti. Questo stop and go è stato fatale per le realtà ridotte. Sono queste le più vulnerabili nell’eventualità che si presenti un nuovo shock».