Gestione Covid, Paolo Arena: «Serve un cambio di rotta»

Il presidente di Confcommercio Verona lancia un appello alla luce degli ultimi sviluppi della politica nazionale. «Occorre responsabilità politica e misure di ristoro tempestive e adeguate. La manovra finanziaria poteva e doveva essere più coraggiosa».

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Il presidente di Confcommercio Verona, Paolo Arena.

«Gli ultimi provvedimenti hanno messo in evidenza una preoccupante difficoltà a guidare il Paese; chi regge la compagine governativa deve cambiare rotta o dimostrare serietà e responsabilità e fare bene, attuando il confronto, considerando e rispettando le categorie economiche, molte delle quali ormai allo stremo». Lo afferma il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena alla luce degli ultimi sviluppi della politica nazionale. Arena sollecita inoltre «misure di ristoro tempestive e adeguate a sostegno delle imprese ma anche una reale programmazione della campagna di vaccinazione per impedire all’Italia di perdere terreno rispetto al resto del mondo. Le nostre imprese da subito, con rispetto delle regole imposte, hanno attuato tutte le misure imposte dall’emergenza, investendo risorse in presidi sanitari, in innovazione e adottando puntualmente i protocolli di sicurezza, col senso del dovere civico e di rispetto per la salute individuale. Ora lo stesso atteggiamento lo chiediamo a chi governa affinché vi sia il massimo impegno per garantire a tutti i vaccini anti–Covid e la loro veloce somministrazione».

Due aspetti, economia e sanità, mai come oggi legati a doppio filo, incalza Arena: «Serve arrivare in tempi brevi all’immunità di gregge oppure, a causa delle continue e cervellotiche restrizioni, migliaia di imprese del terziario di mercato, già sull’orlo del baratro, dovranno dare forfait, anche nel veronese, con gravissime implicazioni di natura sociale ed economica».

Il presidente di Confcommercio Verona aggiunge: «Le nostre imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni, sono quelle che hanno patito pressoché in toto i due lockdown, costrette nella maggior parte a quasi quattro mesi di chiusure obbligate. Imprese di imprenditori che non hanno mai abbassato la testa, prestando sempre e incondizionatamente il proprio servizio alla collettività, sentendosi addosso il dovere di garantire al contempo un servizio in sicurezza e la fiducia dei consumatori». 

«Oggi un terzo lockdown sarebbe il colpo di grazia per migliaia di aziende del terziario di mercato, tanto più con la ventilata ipotesi di bloccare anche l’asporto dopo le  ore 18, ulteriore stop del tutto inaccettabile – lancia l’allarme Arena -. Per questo occorrono responsabilità politica, scelte certe e lungimiranti, interventi immediati e concreti per i danneggiati, eliminando una volta per tutte il perverso meccanismo dei Codici Ateco, che va sostituito con contributi a fondo perduto commisurati alla perdita di fatturato da inizio pandemia».

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«È il momento della responsabilità nei confronti del Paese, dei suoi cittadini e della sua economia, e questo oggi da parte di chi governa non c’è: il proliferare di Dpcm e Decreti presentati oggi per domani, in una situazione emergenziale senza fine che genera incertezza e sconforto tra cittadini e imprenditori, è lì a dimostrarlo -, prosegue il numero uno di Confcommercio Verona -. Chiediamo una certezza di prospettiva. Esigiamo rispetto per il ceto non garantito degli imprenditori. Anche la manovra finanziaria poteva e doveva essere più coraggiosa rispetto ai nodi irrisolti del nostro Paese, dalla burocrazia alla fiscalità, che frenano la competitività; ci attendevamo più attenzione anche sul fronte della salute pubblica». 

Il rischio all’orizzonte, per Arena, è quello di perdere l’appuntamento cruciale con le risorse europee: «Va da sé che la finanziaria deve essere pronta e configurata per agganciare le risorse provenienti dall’Ue, a partire dal Recovery Fund. Va inoltre posta attenzione al credito, prorogando ulteriormente le tempistiche per il rientro dei debiti e ponendo mano alla segnalazione di sconfino sul conto corrente, vera mina vagante soprattutto per le piccole imprese. E poi, preoccupa il Codice della crisi d’impresa che dovrebbe entrare in vigore a settembre, ma è assolutamente insostenibile nel momento attuale. Non da ultima, anche la necessità di prevedere, oltre a moratorie fiscali il più ampie e comprensive possibili, una diluizione dei pagamenti su più anni; in caso contrario andremo sicuramente incontro a gravi ed irrimediabili inadempimenti, con drammatiche conseguenze sulla vita delle imprese quando si arriverà al “nodo” delle scadenze».

Una serie di incognite e punti oscuri che non fa intravvedere la luce in fondo al tunnel. Per questo Arena richiama la «responsabilità a tutti i livelli, partendo dalle amministrazioni locali, per arrivare al Governo: è in gioco il futuro del Paese e del nostro territorio. Va messa sul piatto la massima disponibilità e serve spirito di responsabilità e sacrificio da parte di tutti».

Un’ultima battuta riguarda l’organizzazione del mondo economico: «È fondamentale l’unità tra imprenditori partendo dal presupposto che la sintesi del pensiero e delle azioni transita dai corpi intermedi. Le voci dei singoli sono legittime e preziose, ma per acquisire peso specifico e valore debbono tradursi nella sintesi della rappresentanza: l’individualismo non paga, ma presenta il conto».