Galia (Confimi Industria Digitale): «Non solo incentivi, ma progetti solidi»

Domenico Galia, presidente di Confimi Industria Digitale, è intervenuto ai nostri microfoni per fare il punto sul fronte digitalizzazione in Italia e sulla situazione delle piccole e medie imprese in materia.

In occasione del prossimo numero di Verona Economia, dedicato al mondo della digitalizzazione e dell’e-commerce, abbiamo intervistato Domenico Galia, presidente di Confimi Industria Digitale, per parlare di come questi settori abbiamo impattato sulle piccole e medie imprese.

Cos’è Confimi Industria Digitale, a chi si rivolge e quante aziende e persone rappresentate?

Confimi Industria Digitale è un’associazione di Confimi Industria. Siamo circa seicento aziende in rappresentanza di ottomila addetti. Noi tuteliamo gli interessi della categoria sia a livello sindacale, ma anche in termini in business per promuovere le attività delle imprese associate. Cerchiamo inoltre di promuovere la cultura del digitale, soprattutto i servizi più innovativi atti a innalzare la capacità competitiva delle imprese manifatturiere. Con il digitale è stata promotrice della coalizione Italian Digital SME Alliance, ovvero l’unione di associazioni italiane che rappresentano il digitale, che si ricollega all’European Digital SME Alliance, proprio per avere un raccordo in un contesto internazionale ed europeo. 

Com’è cambiato il mondo digitale con l’avvento della pandemia? Eravamo preparati a una simile virata verso il virtuale?

Più che il mondo digitale, è cambiato l’approccio del mondo delle imprese al mondo digitale. Le imprese e soprattutto quelle piccole, hanno dovuto fare i conti con la crisi determinata dalla pandemia e utilizzare strumenti che prima avevano solo sentito nominare e mai utilizzato. Ciò ha determinato un’accelerazione, ed è stato da questo punto di vista positivo, ma nello stesso tempo un uso non del tutto appropriato ma di emergenza. La mancanza di conoscenza degli strumenti e la poca consapevolezza non permette di sfruttare al meglio le potenzialità del digitale. Prevalentemente il digitale è stato utilizzato per riunioni a distanza e telelavoro, impropriamente definito smart working. Tuttavia, esiste un problema di base per le piccole imprese, che è quello della mancanza di consapevolezza del digitale sul modello di business, e mi riferisco a tutto quello che riguarda il paradigma dell’industria 4.0. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, e molte imprese sono ancora impreparate al cambiamento e all’inserimento delle tecnologie nel modello produttivo. Occorre cambiare mentalità e modello produttivo, non basta inserire nuove tecnologie in azienda. Il compito di Confimi Industria Digitale e delle altre associazioni è supportare le imprese in questa transizione 4.0.

Quali sono i programmi di Confimi Industria Digitale per il 2021?

Prevalentemente supportare le imprese da un punto di vista culturale per accompagnarle verso questa nuova evoluzione e renderle più competitive. Ricordo che la competizione oggi è globale. In particolare, riguardo la categoria, l’obiettivo è pensare molto di più al contesto e alla progettazione europei. Il problema, in Italia, è la piccola dimensione delle aziende, e non solo nel digitale. È quindi necessaria una forma di aggregazione, favorita dalla progettazione di filiera e dagli incentivi, che sono a disposizione a livello europeo e a livello nazionale ne arriveranno altri. Occorre sapere come poterne usufruire, ed è importante lavorare non solo per l’incentivo, ma creare progetti utili per le proprie imprese e che avranno cadute positive sugli addetti e sul territorio. La tendenza è di essere abbagliati dall’incentivo, ma occorre cambiare mentalità: alla base dev’esserci un progetto reale.

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