Frantoio Bonamini e gli investimenti che ripagano

Frantoio Bonamini, frantoio storico di Illasi, anni fa ha fatto un investimento importante: tecnologia e progresso. Grazie al telemarketing e a un efficace e-commerce infatti è rimasto in piedi durante l'emergenza sanitaria, registrando altissime vendite e nuovi clienti. Abbiamo intervistato la titolare Sabrina Bonamini.

Il Frantoio Bonamini nasce nel 1965 a Illasi, un’azienda storica che negli anni ha saputo adattarsi ai tempi che corrono e ha deciso di investire sulla tecnologia: dalla promozione tramite telemarketing all’e-commerce, un processo iniziato anni fa ha dato i suoi frutti durante il lockdown, permettendo così di incrementare notevolmente le vendite e mantenersi in piedi. Abbiamo parlato con la titolare Sabrina Bonamini.

Com’è stato questo 2020 per il vostro frantoio?

Dal punto di vista della natura la quantità di olive c’è, la resa è leggermente più bassa rispetto agli altri anni. Il prodotto ha comunque mantenuto la sua qualità alta e quest’anno siamo veramente contenti. Per quanto riguarda l’economia, noi circa dieci anni fa abbiamo iniziato una nuova strategia aziendale, avevamo deciso di accorciare le distanze tra la produzione e il consumatore finale, quindi avvicinarci sempre di più ai nostri clienti. Abbiamo intrapreso due strade: ingenti investimenti focalizzati sul telemarketing, che hanno dato grandissimi risultati, e da due anni abbiamo iniziato un processo di digitalizzazione tramite e-commerce, che ci è servito nel momento in cui è avvenuto il lockdown. Il nostro sistema già avviato di consegne a casa tramite il sito web, si è rivelato in quest’occasione vincente. Rispetto ai mesi di gennaio e febbraio 2020, le vendite sono aumentate del 1300% circa, con delle registrazioni di nuovi clienti pari al 1200%. La situazione è stata drammaticamente drastica, abbiamo tutti dovuto reinventarci da un giorno all’altro e cambiare modus operandi lavorativo nel giro di pochissimo tempo, ma eravamo pronti, e questo ci ha permesso di incrementare le vendite con dei numeri molto alti. In un momento difficile, quindi, è stata premiata una strategia avviata anni prima per la quale erano stati fatti investimenti importanti e questo è stato vincente per noi.

I consumatori quindi in questo periodo prediligono un “ritorno alle origini”, fatto di prodotti locali.

Assolutamente sì. La cosa positiva del lockdown dello scorso marzo è stata la riscoperta del cibo sano e fatto in casa, e acquistato ove possibile direttamente dalla fonte e dai piccoli produttori. Noi abbiamo avuto la capacità di fornire un servizio diretto, veloce e di qualità e questo ci ha permesso di avere risultati positivi su investimenti fatti negli anni precedenti.

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