Fiori e piante in Veneto: sì nei supermercati, no nei vivai. Le critiche alla Regione

Prosegue il dibattito sulla vendita dei prodotti florovivaistici in Veneto. L'ordinanza di Zaia blocca vivai e garden, mentre permette la vendita nei supermercati.

IMAGO ECONOMICA 202 - fiori in Veneto vivai vivaio garden vendita di piante

Prosegue il dibattito sulla vendita dei prodotti florovivaistici, fiori e piante in Veneto. Con l’ordinanza di venerdì 3 aprile, il presidente della Giunta regionale Luca Zaia ha vietato la vendita di prodotti florovivaistici nei negozi o nei garden, concedendo invece la consegna a domicilio. La scelta della Regione Veneto è diversa rispetto al decreto nazionale, che invece permette l’apertura dei vivai, perché «noi riteniamo che non siano beni di prima necessità e ci sia pericolo di assembramento» ha spiegato Zaia.

Il giorno stesso è arrivata una puntualizzazione dalla Regione: «il commercio di prodotti florovivaistici è vietato in autonomi punti vendita, mentre non ne è preclusa la commercializzazione nell’ambito di esercizi commerciali legittimamente aperti per la normativa Covid-19 e in particolare nell’ambito di cosiddetti angoli verdi dei supermercati».

In sintesi: sì alla vendita di prodotti florovivaistici nei supermercati e con consegna a domicilio, no nei negozi esclusivamente dedicati a fiori e piante, che restano chiusi.

Alla chiusura imposta dalla Regione, hanno reagito con preoccupazione i rappresentanti del comparto. «Quante sono le piante e i fiori locali nelle corsie dei centri commerciali?» si chiede Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto e Verona.

Il commento di Daniele Salvagno, presidente Coldiretti Veneto e Verona

«L’ordinanza di Zaia impone un ulteriore sacrificio al comparto florovivaistico regionale tra i più provati dall’emergenza sanitaria». È il commento di Salvagno. Il settore nel Veneto registra la presenza di circa 1500 aziende, oltre 200 nel veronese, che hanno di fatto azzerato il fatturato.

«La riapertura dei giorni scorsi – segnala Salvagno – aveva incoraggiato gli operatori rivelandosi una vera boccata di ossigeno. I cittadini rispettando le prescrizioni di sicurezza, erano ritornati a frequentare i garden sia per la semina di piantine da orto che per abbellire i balconi. La pratica del giardinaggio è oltretutto terapeutica in un momento in cui l’isolamento è d’obbligo. L’imminente Pasqua si prospettava inoltre come una grande occasione per un piccolo rimbalzo del settore e per raccogliere quella liquidità necessaria che servirà poi per la ripartenza».

Il commento di un imprenditore del settore

All’appello di Salvagno si aggiunge il grido di allarme di Fabiano Bortolazzi, imprenditore veronese socio di Coldiretti, che insieme ai soci Alberto e Mario e a collaboratori conduce la società agricola Arena Vivai a San Giovanni Lupatoto. L’azienda produce piante ornamentali da giardino specie rose, piante da frutto (coltivate queste ultime in provincia di Padova) e arbusti ornamentali in circa 10 ettari.

«I nostri clienti, che sono per lo più garden e vivai, sono stati costretti a chiudere le loro attività e i punti vendita al dettaglio. Rispettiamo le decisioni e ci rendiamo conto che prima di tutto viene la salute. Non siamo medici né politici, per cui non sappiamo giudicare se l’apertura di un garden che rispetti le regole di sicurezza, o l’attività di manutenzione del verde, rappresentino un pericolo per la diffusione del Covid-19. Una cosa però sappiamo: le nostre attività sono ferme da circa un mese, nel periodo in cui le vendite sono maggiori rispetto al resto dell’anno. Ci sono imprese del settore che nei mesi di marzo, aprile e maggio fanno il 70-80% del loro fatturato annuale».

«Arrivano i divieti ma non le garanzie che questi danni ci saranno risarciti. Sentiamo parlare di provvedimenti che verranno, di garanzie per l’accesso al credito, ma qui c’è bisogno innanzitutto dei risarcimenti del danno che stiamo subendo che a mio parere andrebbe calcolato facendo riferimento ai fatturati degli anni passati nello stesso periodo, prima ancora che le facilitazioni, pur indispensabili, per andare in banca a fare altri debiti per garantirci la liquidità».

«I danni che stiamo subendo – aggiunge Bortolazzi – sono per alcuni immediati, ad esempio per chi ha fiori che deve buttare, ma ci sono anche danni futuri per chi in questo periodo deve iniziare a fare nuovi impianti per l’anno prossimo ma non ha lo spazio per farlo, occupato dalle piante invendute. Questo è il messaggio che rivolgiamo a Zaia che, per altro, ringraziamo per il grande lavoro che stiamo vedendogli fare in un momento cosi difficile».

Sara Moretto (Italia Viva)

«La scelta di Zaia mette a rischio un comparto che solo pochi giorni fa aveva avuto rassicurazioni importanti dal Governo». Così la deputata Sara Moretto, capogruppo di Italia Viva in Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera, sulla questione di fiori e piante in Veneto.

«Una scelta ingiustificata e che denota una scarsa conoscenza di un settore centrale dell’economia della nostra regione. Le catene di distribuzione e i supermercati, infatti, perlopiù non si riforniscono da aziende locali. Invito quindi Zaia a rivedere questa scelta dannosa prima che sia troppo tardi» conclude Moretto.

Come acquistare fiori e piante in Veneto

Fiori e piante in Veneto «potranno essere acquistati solo telefonando ai florovivaisti i quali consegneranno la merce a casa: invitiamo i cittadini veneti ad utilizzare questa opportunità – conclude Salvagno -. C’è anche la possibilità di andare nella grande distribuzione e nei centri commerciali. Ma qui sorge un dubbio: quante sono le piante e i fiori locali nelle corsie dei centri commerciali?».

CORONAVIRUS: LEGGI GLI AGGIORNAMENTI