“Il rischio della libertà” al Festival della Dottrina sociale

Al Cattolica Center di via Germania giovedì 22 novembre prenderà il via l’ottava edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa. “Il rischio della libertà” sarà il tema guida dell’evento che si concluderà il 25 novembre.

Ad aprire l’edizione 2018 del Festival sarà padre Ramzi Sidawi, Economo della Custodia di Terra Santa, che giovedì 22 novembre alle 20.30 nell’Auditorium del Cattolica Center terrà un intervento dal titolo “Il difficile cammino verso la libertà e la pace: una lettura della situazione in Medio Oriente”. A lui seguirà monsignor Gjergi Meta, vescovo di Rrehshen (Albania) con il tema “Dal regime comunista alla libertà: il cammino dell’Albania”. Sarà presente all’evento anche il vescovo di Faenza Mario Toso. La libertà dal punto di vista politico, religioso e individuale sarà uno dei temi cardine insieme a giustizia, giovani, economia.

Si guarderà sempre all’estero, venerdì 23 novembre alle 15, quando nell’ambito del convegno “Avvocati e difensori dei diritti umani e delle vittime di violenza nel mondo” Eduin Mauricio Capaz Lectamo, leader della Comunità indigena del Cauca Colombia, terrà un intervento dal titolo “La difesa della terra e della comunità: testimonianza del livello di tutela dei difensori dei diritti umani nel mondo”.

Si volerà poi oltreoceano, negli Stati Uniti, sabato mattina, 24 novembre alle 10.30, con la presenza di Jones Newton, presidente di Bank of Labor di Kansas City, nell’ambito dell’incontro dal titolo “La riforma delle banche di Credito Cooperativo e le ricadute sul territorio e sulle imprese”.

Si parlerà infine di Africa con il progetto Kinga Madagascar, sabato 24 novembre alle 10.30, nell’incontro “Africa e Italia: verso un nuovo rinascimento”.

“Ognuno di noi desidera profondamente e intimamente la libertà perché è in gioco la nostra stessa umanità e la nostra dignità. Spesso la libertà non solo è a rischio, ma viene completamente negata” spiega monsignor Adriano Vincenzi, coordinatore del Festival.

Monsignor Adriano Vincenzi
Monsignor Adriano Vincenzi

“La libertà negata è percepita solo da chi ha un udito fine e antenne libere e adatte a captare il grido del silenzio”, continua Vincenzi. “È il grido dei morti nel Mediterraneo: i morti non parlano e in questo caso non sono neanche visibili. I morti sono tantissimi, ma il cimitero è invisibile. La libertà è negata alle migliaia di ragazze che sono costrette a vendere il loro corpo per portare soldi nelle casse delle organizzazioni criminali, è negata a chi vive sotto la scure dell’usura. Il risultato di questa negazione della libertà è impressionante: la mancanza di libertà e la morte arrivano a toccarsi e in alcuni casi a coincidere”.

Il festival giunge quest’anno alla sua ottava edizione e si pone come luogo di incontro e di dialogo tra differenti attori della vita sociale: imprenditori, avvocati, operai, commercialisti, giovani, insegnanti. Dagli incontri in calendario nascerà un’analisi critica della società attuale e spunti su cui lavorare nel corso dell’intero anno. “In più situazioni si può dire che viviamo in un regime di libertà vigilata, non per questioni di ordine pubblico, ma come estensione del potere dell’economia, della politica e della comunicazione”, aggiunge monsignor Vincenzi.

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