Federalberghi Veneto, Michielli: «A rischio 1 milione di posti di lavoro»

Questo il rischio per il settore degli albergatori quando verrà dato il via libera ai licenziamenti e finiranno le casse integrazioni. Nel frattempo sono tanti gli alberghi a chiudere e sale la preoccupazione per l’interesse di mercati non legittimi.

Un “Annus Horribilis” questo 2020 come l’ha definito Marco Michelli, presidente di Federalberghi Veneto, associazione di albergatori volta ad intrattenere i rapporti con la Regione e a coordinare le diverse territoriali attive nel territorio, oltre che al coordinamento nazionale.

«Quest’anno orribile è partito già da novembre 2019 con l’acqua alta a Venezia e con la città, la più turistica del mondo in proporzione agli abitanti, con le presenze sostanzialmente azzerate. A marzo del 2020 la pandemia ha determinando la crisi di tutto il settore».

Fatturati da -50% a -80%

Se nel Veneto gli albergatori del lago o del mare sono riusciti in qualche modo a raggiungere un 50% delle presenze del 2019, ci sono realtà, tipo Verona o altre città d’arte, che sono ferme al 10 o 20% del fatturato dell’anno scorso.

«Non esiste azienda al mondo – commenta Michielli, presidente di Federalberghi Veneto – che facendo il 50% di fatturato rispetto all’anno prima possa andare bene, ma non è tutto. In questo momento stanno chiudendo alberghi dappertutto, il panorama è desolante. Nel giro di un mese vedremo arrivare istanze di fallimento e richiesta di concordati preventivi da parte delle aziende».

Questo perché in Veneto, dove un 50% degli albergatori può vantare un albergo di proprietà, l’altra 50% è in affitto. I primi solitamente gravati da un mutuo mentre i secondi con l’affitto da pagare. E se per chi ha il mutuo Federalberghi è riuscita ad ottenere da Banca Intesa una moratoria di ben 24 mesi, chi ha l’albergo in affitto molto spesso si è trovato a dover pagare fino all’ultimo centesimo.

«La conseguenza – spiega Michielli – è che molte chiavi sono state restituite, molti alberghi e albergatori anno dichiarato forfait e hanno restituito le chiavi ai proprietari. Sono alberghi chiusi che andranno sul mercato e si fa strada la legittima preoccupazione, non solo mia ma anche delle prefetture, dei comandi generali dell’arma e della polizia, che questi alberghi escano da un mercato sano per finire in uno parallelo».

La ripartenza

In vista del nuovo anno la ripartenza sembra ancora incerta e lontana, come conferma lo stesso Michielli. «Fino al 2023 la IATA (International Air Transport Association) non prevede di ripartire con i voli a livello del 2019 e finché non ripartono i voli città come Verona e Venezia non possono pensare di ripartire. Venezia è una città particolare che ha il 90% di presenze straniere e il 90% trasportata su ala, quindi finché non torneranno a volare gli aerei Venezia è condannata. Verona gode di una prossimità con la Svizzera, l’Austria, la Germania e la Francia, che consente di poter sperare che arrivato il vaccino, e una volta inoculato agli europei, il turismo possa ripartire. Sicuramente non prima del 2023».  

Nel frattempo il settore degli albergatori, quando finirà il divieto di licenziamenti e finiranno le casse integrazioni, rischia di lasciare senza lavoro 1 milione di persone. «La situazione – conclude Michielli, presidente di Federalberghi Veneto – è nerissima e io ho l’obbligo e il dovere di pensare al dopo per i miei associati. Si dovrebbe smetterla di fare i bonus monopattini e biciclette e pensare di più ai lavoratori e alle imprese, perché se non si dà una mano all’imprenditoria a tenere in piedi i posti di lavoro che ci sono e crearne anche dei nuovi il paese non può andare avanti».