Etichette contro l’alcol sul vino, fa discutere il “caso Irlanda”

C’è preoccupazione fra i viticoltori veneti per la nuova normativa irlandese, approvata anche da Bruxelles, sui messaggi “tipo sigarette” sulle etichette del vino.

pixabay enoteca vino vendita al dettaglio bottiglie

«No al vino equiparato alle sigarette». Confagricoltura Veneto esprime contrarietà per il via libera dato da Bruxelles alla normativa irlandese, che introduce l’etichettatura sugli alcolici con indicazioni sui rischi sanitari legati al consumo. Si potranno leggere, quindi, messaggi sanitari come “l’alcol provoca malattie del fegato” oppure “alcol e tumori sono collegati in modo diretto”.

«Questo disco verde dell’Ue all’Irlanda crea un precedente estremamente pericoloso per il settore» sottolinea Christian Marchesini, presidente nazionale e regionale dei viticoltori di Confagricoltura. «È vero che questo approccio severo dei Paesi Nordici nei confronti dell’alcol potrebbe essere corretto, dal momento che da loro è diffuso il consumo di superalcolici, ma è inaccettabile con il vino, che ha ben altra tradizione e peso sulla salute. A fare male non è il consumo, ma l’abuso. Stiamo parlando di vino e non di alcol, un prodotto di cui il Veneto è il primo attore in Italia con 12,5 milioni di ettolitri ed eccellenze doc che vengono esportate in tutto il mondo. Perciò ci siamo opposti in tutte le sedi comunitarie all’etichettatura e ora siamo molto preoccupati che il caso Irlanda non resti isolato, ma che iniziative simili vengano presentate da altri Paesi. E questo sarebbe un grande danno per il Veneto e la nostra economia».

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Gli fa eco Piergiovanni Ferrarese, presidente dei Giovani di Confagricoltura Veneto e da pochi giorni nominato presidente nazionale della sezione di prodotto vitivinicoltura dei Giovani di Confagricoltura. «È un grave silenzio, quello europeo, perché ha permesso di lasciar passare questa etichettatura irlandese. Ancora una volta il made in Italy subisce un attacco ingiustificato e vede demonizzato un suo prodotto leader sui mercati internazionali. Anziché investire su una corretta prevenzione ed educazione al consumo consapevole di vino, vengono alimentate campagne intrise di paura e terrorismo mediatico, che al comparto non faranno bene».

Secondo i dati presentati da Veneto Agricoltura nel focus vendemmia di fine anno a Lonigo, al terzo trimestre 2022 l’Italia presentava per quanto riguarda l’export di vino un fatturato di circa 5,8 miliardi di euro, con il Veneto  al comando della classifica dei maggiori esportatori di vino in Italia, con una quota del 36% sul totale nazionale. La nostra Regione, con circa 2,08 miliardi di euro (dato consolidato alla fine del 3° trimestre 2022), presenta una crescita maggiore rispetto a quella nazionale, visto che registra un rialzo del +16,6% rispetto al terzo trimestre 2021. In Veneto le aziende vitivinicole attive sono 27.513, con una superficie media di 3,6 ettari. Su 101mila ettari di vigneto veneto, 43.417 si trovano nella Marca 30.289 nel Veronese; seguono Venezia (10.523), Vicenza (8.197), Padova (8.168), Belluno (285) e Rovigo (284).

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Anche la politica interviene

«È una scelta assurda – dice il Presidente del Veneto Luca Zaia – perché ogni alimento, nessuno escluso, se consumato in eccesso, può diventare nocivo e, in pura teoria portare alla morte. È quindi inspiegabile perché il vino sì e qualsiasi altro alimento no. Per quanto ci riguarda è e sarà opposizione durissima».

Il Consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza dice: «Il Veneto rappresenta il 36% dell’export vitivinicolo italiano e il 30% della produzione vitivinicola italiana Igp e Dop. Evidentemente quindi c’è preoccupazione per la fuga in avanti di un Paese Ue come l’Irlanda, che con l’assenso della Commissione europea ha dato il via libera al proprio interno alla pratica dell’health warning, l’etichettatura allarmistica sui prodotti alcolici, tra cui le bottiglie di vino, sopra le quali compariranno avvisi come ‘nuoce gravemente alla salute’ o ‘provoca malattie’».

«Sono diciture profondamente sbagliate – continua Bozza – quando si parla di vino o birra bevute in modica quantità e questi sono indirizzi politici certamente in contrasto con la cultura alimentare e gli interessi economici dell’Italia e del Veneto. Il vino è un prodotto che ha dietro una storia di secoli. Mi auguro che la scelta dell’Irlanda non sia un segnale di un certo modo di pensare che tenta di fare breccia nelle stanze europee, non nuove a mettere in discussione le peculiarità del nostro settore vitivinicolo, penso a chi vorrebbe aprire alla dealcolazione anche dei vini Igp e Dop».

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