Quasi 3 mila sono le nuove partite Iva aperte in provincia di Verona nei primi tre mesi del 2019. Ma l’80 per cento di queste sono involontarie e il lavoratore è di fatto, ma non di diritto, trattato da lavoratore dipendente. È quanto risulta dall’attività degli sportelli Cisl Verona, che già a gennaio aveva annunciato questo timore, a seguito delle novità portate dalla legge di bilancio 2019, flat tax in primis.

I professionisti rappresentano il settore con maggior numero di aperture di partite iva (20,2 per cento del totale), seguito dal commercio (17,8 per cento) e dalle costruzioni (9,1 per cento). Nell’edilizia il dato si collega alla tutela per infortunio, nettamente inferiore per il lavoratore autonomo rispetto a quello indipendente. La maggior parte delle nuove partite Iva sono rappresentate da giovani, ma si registra un incremento del 40 per cento della classe più anziana.

«Mentre negli scorsi anni – spiega Emiliano Galati – le aperture di partite Iva a Verona erano intorno alle 7 mila, dal primo gennaio 2019 la novità della legge di bilancio, con il regime forfettario sotto ai 65 mila euro con una tassazione fissa al 15 per cento, ha prodotto di fatto un considerevole aumento delle aperture. Nel primo semestre siamo già a tre mila, la previsione su tutto il 2019 è di quasi 12 mila nuove aperture. Questi significa un 30-35 per cento in più rispetto agli anni precedenti. Il dato numerico è quello che più salta agli occhi, insieme alle motivazioni per cui uno aderisce alla partita Iva.»

«Le motivazioni – continua Galati – sono essenzialmente due. Ci sono le aperture volontarie, da parte di chi vuole fare impresa e fare azienda. Ma ci sono anche quelle involontarie, di fatto costrette. Dai nostri sportelli abbiamo questo ritorno: l’80 per cento di queste nuove aperture sono involontarie