Marino su Fratta Pasini: «Persona di grande responsabilità, avrà valutato bene».

L’ex consigliere del Banco Popolare e ora presidente in scadenza del Fondo Pensioni per il Personale del Gruppo Banco BPM, notaio Maurizio Marino, interviene all’indomani della scelta dell’avvocato Carlo Fratta Pasini di non ricandidarsi per il prossimo CDA.

Maurizio Marino, presidente Fondazione Banca Popolare di Verona
Maurizio Marino, presidente Fondazione Banca Popolare di Verona

In apparenza un fulmine a ciel sereno, in realtà la notizia arrivata ieri sera alle agenzie di stampa scritta su un comunicato ufficiale del quarto gruppo bancario italiano aleggiava nell’aria già da tempo: si chiude dopo tre anni dalla fusione l’era Carlo Fratta Pasini, il presidente del Banco BPM ha annunciato che al prossimo rinnovo del CDA, previsto a marzo, lui non si presenterà alla porta.

Una scelta arrivata dopo «dopo aver considerato la durata della propria permanenza nella carica e i risultati raggiunti da Banco Bpm» a tre anni dal matrimonio tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare. Una decisione che per Maurizio Marino, storico notaio di Verona ed ex consigliere proprio ai tempi del Banco Popolare, arriva dopo un’attenta valutazione da parte del presidente Fratta Pasini.

Marino, l’ha colta di sorpresa la decisione del presidente di non ricandidarsi?

Direi di no, si tratta di una decisione che parte da lontano. Conosco molto bene il presidente, penso proprio che abbia valutato già da tempo questa scelta. È una persona attenta, avrà sicuramente pianificato o comunque sottoposto alla governance bancaria un avvicendamento nel pieno interesse della banca stessa.

Come mai, secondo lei, l’avvocato ha fatto un passo indietro?

Come le dicevo, avendo una certa età e dopo aver condiviso molti anni con lui, posso affermare con serenità che l’avvocato, oltre ad aver sempre e in ogni contesto dimostrato grande professionalità, è un uomo consapevole e responsabile. Il peso delle regole imposte in questi anni dalla BCE ha cambiato profondamente il modo di fare banca e, intelligente qual è, penso che il presidente Fratta Pasini abbia capito che fosse arrivato il momento di lasciare il posto a qualcun altro allo scopo di portare un rinnovamento e una spinta proprio in ottica di rapporto con l’Europa.

carlo fratta pasini
Il presidente del Banco BPM Carlo Fratta Pasini

Prima di dimettersi da consigliere del Banco Popolare per incompatibilità con la presidenza del Fondo Pensioni, ottenuta nel 2016, lei è stato tra i fautori del sodalizio tra le due banche. A distanza di tre anni, come giudica questo matrimonio?

Direi che sono state fatte scelte per certi aspetti obbligate, necessarie, ma con una visione lungimirante. Il nostro obiettivo era quello di ottenere un’aggregazione solida, efficiente, che sapesse rispondere ed evadere le richieste della Banca Centrale Europea. Nonostante le sofferenze fisiologiche di un mercato completamente cambiato negli ultimi anni, il risultato a mio avviso è stato raggiunto.

Il valore del Banco, rispetto a dieci anni fa, è nettamente inferiore. Crede che Fratta Pasini abbia sofferto anche a livello personale per una ricchezza e un patrimonio che via via si andavano ad assottigliare, in alcuni casi a sparire?

Credo di sì, che l’avvocato abbia sofferto dentro di sé, perché è un uomo sensibile, tuttavia, quello che posso garantire, è che lui abbia agito sempre in buona fede e nell’interesse dei soci e degli azionisti. È vero che le azioni hanno perso il peso del passato, ma ci sono anche banche che non esistono più.

Cambierà qualcosa per Verona ora che il presidente lascia?

Come dicevo, per la banca questo potrebbe portare anche a un rinnovamento. Per Verona mi auguro che si possa mantenere un legame storico che tante soddisfazioni ha dato a noi cittadini veronesi.

Molti si chiedono cosa farà ora Fratta Pasini…

È un professionista che conosce molto bene il sistema bancario, per il quale si è sempre speso molto e in prima persona, sacrificando anche in parte la sua attività forense. Non avrà difficoltà a trovare nuove sfide e a portare la sua esperienza in qualche altro contesto importante per la nostra città.

Magari in Cattolica?

Mah, ci sono due poli importanti a Verona. Cattolica è uno di questi.

Maurizio Marino

Lei, dicevamo, è presidente del Fondo Pensioni per il Personale del Gruppo Banco BPM, la sfida dell’aggregazione ha coinvolto anche il vostro istituto…

Sì, sono il presidente dal 2016 e sono in scadenza anch’io col prossimo rinnovo del CDA. Per statuto non potrò ripresentarmi. Sono soddisfatto del mandato che sto portando a termine: prima della fusione avevamo cinque fondi con un patrimonio complessivo di più di un miliardo e quattrocento milioni. Siamo riusciti a farli confluire in un unico fondo garantendo stabilità. Non era facile.

Chiudendo, ancora sulle banche: pensa sia possibile recuperare il rapporto di fiducia tra risparmiatori, imprenditori e istituti di credito?

È necessario. Pur che se ne dica, senza banche non si va da nessuna parte. Costituiscono ancora un elemento centrale della vita socio-economica del nostro Paese e non solo.