In calo gli infortuni in agricoltura in provincia di Verona

Indagine di Confagricoltura-Cgia di Mestre: nel 2018 sono stati 962 gli incidenti sul lavoro, il 17,1 per cento in meno rispetto al 2014. Bassani: «Dati positivi che premiano il nostro lavoro».

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Cala nel Veronese il numero di infortuni in agricoltura. Negli ultimi 5 anni gli infortuni nei campi sono diminuiti del 17,1%, in controtendenza rispetto al totale assoluto riguardante tutti i settori lavorativi che segna un aumento del 2,4%. Nel 2018, infatti, il numero di infortuni in agricoltura è passato da 1.161 del 2014 a 962 del 2018, mentre quello generale ha fatto un balzo in avanti dai 15.826 del 2014 ai 16.212 del 2018. Un dato che fa ben sperare alla vigilia della vendemmia.

L’andamento positivo emerge da un’indagine di Confagricoltura Veneto e Cgia di Mestre su dati Inail, che ha esaminato l’andamento dell’ultimo quinquennio. I  numeri parlano chiaro: tra il 2014 e il 2018 nella provincia di Verona si è registrato il maggiore calo in termini assoluti di infortuni in agricoltura: 1.161 nel 2014, 1.110 nel 2015, 1.059 nel 2016, 924 nel 2017, 962 nel 2018. Un miglioramento che posiziona la provincia di Verona, con -199 infortuni, al primo posto nel Veneto, prima di Vicenza (-114), Treviso (-70), Rovigo (-50), Venezia (-43), Belluno (-1), Padova (+3). Al diminuire degli infortuni corrisponde una diminuzione del numero di giorni di indennizzo: oltre 2.800 giornate in meno, rispetto al 2014, che corrispondono a un calo di oltre il 11,3%.

Per quanto riguarda le conseguenze, Verona nel 2018 ha segnato 5 infortuni con esito mortale, mentre la percentuale di infortuni senza menomazioni è stata pari al 75,8%, inferiore alla media nazionale (78,1%) e quella con macro menomazioni è inferiore rispetto alla media veneta e italiana. Per quanto riguarda le fasce d’età, rispetto al 2014 si nota nel 2018 una diminuzione degli infortuni più evidente nel caso delle età intermedie (-24,3% tra 45-54 anni); rilevante anche il calo che si registra tra i giovani fino a 35 anni (-23,1%). Gli infortuni sul luogo di lavoro sono 916 e sono diminuiti in maniera meno rilevante di quelli in itinere, che rappresentano il 5%. Un altro dato interessante sono le denunce per nazionalità. Mentre sono costantemente in calo gli infortuni che riguardano i cittadini italiani (-20,4%), dopo tre annate positive sono di nuovo in crescita quelli che vedono coinvolti gli stranieri. Il 29% ha riguardato cittadini di nazionalità romena, il 15,5% romena, il 26% marocchina e il 9% indiana. In generale il calo riguarda molto più gli uomini (-18,3%) delle donne (-10,4%).

Infine, un cenno alle malattie professionali, che segnano un lieve incremento passando da 121 denunce del 2014 a 126 del 2018 (+ 4,1%). Le malattie più frequenti sono le lesioni alla spalla, l’ernia di altro disco intervertebrale, la sindrome del tunnel carpale, le malattie all’orecchio.

Commenta il direttore Luigi Bassani: «Riteniamo che i dati siano confortanti, soprattutto in una provincia come Verona che è la prima del Veneto per produzione agricola e quindi ha un utilizzo maggiore di manodopera – dice -. È molto positivo il trend in calo costante negli ultimi cinque anni, perché l’agricoltura è sempre stata considerata un settore ad alto rischio di infortuni e ora invece sta andando in controtendenza rispetto agli altri comparti, dove invece gli incidenti sono in aumento. I risultati di Verona sono ancora più eclatanti se teniamo conto di tutti gli occupati in agricoltura e anche del fatto che il trend positivo riguarda sia dipendenti che autonomi: ricordiamo, infatti, che gli obblighi formativi ci sono solo per i dipendenti. Dall’analisi per fasce d’età emerge che i migliori risultati arrivano dai più giovani. Questo dimostra come la sicurezza rimanga un fattore culturale: chi ha una certa età paga lo scotto dell’aver operato per anni senza un adeguato bagaglio di informazioni e sicurezza».

La mortalità, invece, è ancora alta, ma, come viene rilevato dagli esperti, si tratta di un dato che oscilla in maniera rilevante nel corso degli anni e che perciò è difficile da trattare dal punto di vista statistico. Diverse le valutazioni da fare sulle malattie professionali, che sono in aumento: «Lo Spisal spiega l’incremento come il risultato di un aumento dei controlli – rimarca Bassani -. Noi crediamo invece che anche in questo caso si stiano vedendo i frutti di decenni di scarsa sensibilità e attenzione. Basti dire che le malattie prevalenti sono quelle del sistema ostomuscolare, dell’orecchio e del sistema nervoso centrale: sono patologie di accumulo che maturano in anni di esposizione, sforzi e movimenti non corretti. Perciò oggi stiamo lavorando affinché l’onda lunga si esaurisca e, con adeguate informazioni e assistenza, si possa ridurre drasticamente il numero delle patologie professionali, con beneficio per i lavoratori e riduzione dei costi sociali connessi. In questo stiamo dando un contributo fondamentale con l’ente bilaterale veronese per l’agricoltura Agribi, che sta ampliando la sua attività anche nell’ambito della sorveglianza sanitaria e nella partita della legalità del lavoro».