Food Economy, sulle tavole veronesi 213 milioni di spesa per le feste

Per le feste di fine anno, oltre 1,1 miliardi di euro di prodotti agroalimentari sulle tavole venete e 213 su quelle veronesi. Bissoli: «Consumate prodotti del territorio e attenti agli abusivi: sono dannosi per l’economia e la salute».

Oltre 1,1 miliardi di euro è la spesa stimata per le famiglie venete nell’acquisto di prodotti alimentari e bevande da mettere in tavola durante le prossime festività di Natale e fine anno. Verona, tra le sette province venete, si piazza al secondo posto con 213 milioni di euro di spesa, preceduta da Padova con 215 milioni e seguita da Venezia con 206. 

Pane, pasta, carni, salumi, formaggi, verdure, ortaggi, frutta e, soprattutto, dolci e vini, distillati e bevande, tutti prodotti dell’immenso “giacimento” della food economy del Veneto che, in particolare sotto le festività di Natale, registra sostanziose crescite di produzioni e vendite. Un settore, quello dell’agroalimentare, rappresentato in regione da 6.576 imprese artigiane che danno lavoro a 13.102 addetti, con un’offerta enogastronomica di 36 prodotti DOP, IGP e STG, ben 374 “tradizionali”, e una capacità export di circa 6 miliardi di euro all’anno.

«La provincia di Verona dà il suo fondamentale contributo a questi numeri» afferma Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Imprese Verona commentando i dati che emergono dall’analisi dell’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Veneto che, nel dossier “Food economy di MPI e artigianato alimentare nel 2019”, ha rielaborato i dati di Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF, su imprese e produzioni alimentari e consumi delle famiglie nell’ultimo anno. «Rispetto alla media dell’anno, i veronesi spenderanno 34 mililoni in più sotto le feste – continua Bissoli –, e dei 213 milioni di euro che le famiglie scaligere investiranno in prodotti alimentari e bevande, ben 95 sono intercettabili dalle 1.160 imprese artigiane, che danno lavoro a 2.408 addetti. In Veneto la nostra provincia non ha rivali per quanto riguarda l’export di settore: Verona (10,04%), Treviso (4.97%), Vicenza (2,93%) e Venezia (2,74%) sono le province venete con la maggior propensione alle esportazioni».

«I nostri artigiani del gusto utilizzano materie prime locali e metodi di produzione tipici che evidenziano il legame con il territorio regionale – aggiunge Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – la genuinità di queste specialità fa bene alla salute, fa muovere l’economia e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food regionale nel mondo. Per questo, i prodotti e le imprese della nostra tradizione alimentare, che hanno nella qualità e nell’artigianalità della lavorazione il proprio elemento distintivo, vanno promossi ancora di più».

Confartigianato stima una spesa delle famiglie venete in prodotti alimentari e bevande di 1,1 miliardi di euro, più alta di 181 milioni rispetto al consumo medio mensile. Inoltre, considerato come nella nostra regione una fetta consistente della spesa alimentare sia intercettabile dalle imprese artigiane, si stima che in Veneto verranno spesi circa 507 milioni di euro per prodotti da forno, salumi, latticini, formaggi, olio di oliva, dolci, gelati, condimenti e alcolici prodotti da artigiani. 

“Da sempre siamo in prima fila contro il ‘fake food’ – sottolinea il Presidente di Confartigianato Veneto – una ‘rapina’, a livello nazionale, da 7 milioni di euro l’ora, da 60 miliardi di euro l’anno e di centinaia di milioni di euro solo in Veneto. È il business dell’agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell’agroalimentare made in Italy, il più clonato nel mondo. Si tratta di un vero e proprio “scippo” ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari». 

«I consumatori vengono truffati, i piccoli imprenditori e gli agricoltori dell’agroalimentare derubati – continua Bissoli, Presidente di Confartigianato Imprese Verona – e a questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente. Per queste festività, facciamo un appello ai consumatori: acquistate prodotti agroalimentari da aziende regolari e del territorio. Alle Autorità preposte chiediamo più vigilanza in questo settore e sanzioni per gli abusivi».