Dichiarazione dei redditi, è caos proroghe

Il ministero ha annunciato per due volte lo slittamento della scadenza, in origine prevista per il primo luglio. Ma non c'è ancora nessuna certezza normativa.

Proroga sì, proroga no. Nemmeno i commercialisti sanno come muoversi nella palude legislativa che circonda il versamento delle imposte di quest’anno. La scadenza ormai è alle porte, lunedì primo luglio. Questa almeno è la data originaria prevista per la scadenza delle imposte Irpef, Ires, Irap e diritto camerale. La proroga non è una novità. Di solito viene concessa ogni anno, perché si attende la pubblicazione degli studi di settore da parte delle agenzie delle entrate. Da quest’anno gli studi di settore sono stati aboliti e al loro posto sono stati approvati i nuovi I.s.a., gli indicatori sintetici di affidabilità. Indicatori che sono stati resi noti anch’essi in ritardo, fondando la richiesta di un rinvio della data limite da parte di professionisti e contribuenti.

È stata annunciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze una prima proroga al 22 luglio. Il decreto è stato firmato, ma mai approvato. Abbiamo, quindi, una normativa sospesa in un limbo. I commercialisti sono stati i primi a far sentire la propria voce e a chiedere una proroga più ampia. È stato quindi pubblicato un emendamento al decreto crescita, che supera la proposta di una scadenza al 22 luglio e pone il 30 settembre come nuova data limite. L’approvazione di questo decreto dovrebbe arrivare entro sabato 29 giugno, con le imposte in scadenza al lunedì successivo. Una situazione di estrema incertezza.

Non è chiaro neppure a quali soggetti dovrebbe applicarsi tale deroga. A ragione, dovrebbe essere destinata a coloro i quali si applicano i nuovi I.s.a. e resterebbero fuori contribuenti minimi e forfettari. Non è stabilito se questi ultimi possano usufruire della fantomatica proroga o se debbano versare come le persone fisiche entro il primo luglio.

Altro nodo da sciogliere è quello della rateizzazione. Il saldo che va versato entro luglio, di norma, può essere rateizzato fino a novembre, per sgravare chi ha importi particolarmente alti. Una proroga al 30 settembre farebbe venir meno questa possibilità. Resta come extrema ratio la possibilità di versare entro 30 giorni dalla scadenza (quella originaria del primo luglio) con una maggiorazione del 0,4 per cento.