Tra i relatori della quattordicesima Settimana veronese della Finanza anche Renato Della Bella, da poco riconfermato alla presidenza di Apindustria Confimi Verona.

Presidente, bisogna fare rete sul serio per fare massa critica e dire qualcosa al governo?

Assolutamente, rimanere da soli abbiamo visto che non serve. Da più parti si parla sempre di sistema Italia che deve competere nel mondo, cerchiamo di partire da Verona per dare l’esempio e di fare sistema a livello locale. Ad oggi Verona è governata da persone che molto probabilmente fanno il meglio di quello che pensano ma non riescono a incidere come potrebbero invece fare utilizzando le sinergie che tutte le forze di Verona potrebbero esprimere.

Quali sono, secondo lei, le sfide più ruggenti per le PMI oggi in Italia e in Veneto in particolare?

Sono le sfide storiche: il problema del credito, il problema del costo del personale, il problema dell’energia. Noi come Apindustria Confimi Verona abbiamo voluto inserirne di nuove: la legalità, che è fondamentale, e la formazione della nostra futura classe di collaboratori, i nostri futuri dipendenti che se non vengono formati con scuole adeguate alle nostre realtà quando arrivano non sono pronti e questo fa perdere competitività alle aziende.

Come state vivendo la nuova legge di bilancio a livello di PMI?

Una legge di bilancio che non incide. Di fatto non ci sta dando nulla, ci sta preoccupando perché risorse non ne vediamo ma come al solito vediamo proclami, un governo in confusione che non riesce a decidere. Speravamo che questo nuovo assetto fosse un po’ più stabile ma vediamo che non è cambiato niente rispetto al passato, e quando non c’è stabilità e non c’è prospettiva vuol dire che non si riesce a incidere.

Parlavamo prima di accesso al credito e del fatto che sono poche le banche rimaste ancorate al territorio. Come fare a ricostruire questo rapporto territoriale con le banche?

Questo è molto complesso. Sono anni che chiediamo di poterci confrontare, ma sono anni che rivelano una tendenza esattamente opposta. Le banche stanno continuando a diminuire gli sportelli e i funzionari. Questo magari porterà guadagno, avranno sicuramente di bilanci migliori ma stanno perdendo completamente il contatto col territorio.

Noi oggi siamo qui a gridare per l’ennesima volta il nostro appello, Verona ha bisogno della sinergia tra sistema finanziario e sistema imprenditoriale. Se questo non dovesse avvenire, ci sono operatori finanziari non tradizionali che stanno cercando di inserirsi in questo vuoto gigantesco. Speriamo che le nostre banche che ancora operano nel nostro territorio se ne accorgano in tempo.

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