Un 2019 a due facce quello che ha rilevato Apindustria Confimi Verona: ad una prima parte dell’anno caratterizzata dalla continuità con il 2018, con indici di crescita soprattutto nel settore metalmeccanico, è seguito per le imprese veronesi un periodo di calo dei volumi. Un anno che complessivamente non si può definire negativo ma che lascia in eredità al 2020 diverse preoccupazioni. 

«Con la crisi della Automotive che si è palesata con l’estate 2019 – racconta il presidente di Apindustria Renato Della Bella –  abbiamo iniziato a notare un calo di ordinativi, soprattutto sul mercato tedesco. Questo ha avuto un forte impatto su molte nostre aziende che, infatti, ci hanno segnalato un 2019 secondo semestre in diminuzione. Per il 2020 c’è preoccupazione, in quanto gli ordinativi non seguono i trend degli anni precedenti». 

Se il settore del marmo non può definirsi fiorente, i prodotti di alta gamma hanno mantenuto nel 2019 il trend sulle esportazioni; settori più in crisi come l’edilizia, il legno e il tessile hanno continuato nella loro difficoltà senza però registrare peggioramenti. Settore che non conosce crisi, conferma Apindustria, è invece quello agroalimentare che nel corso del 2019 ha continuato con una certa tranquillità il ritmo di crescita. 

«L’agroalimentare è l’unico settore che ha previsioni positive anche per il 2020 – rivela della Bella –. Qualche segnale di incremento è previsto anche nel metalmeccanico, ma non in modo diffuso e consolidato. Nel settore dell’edilizia grande preoccupazione arriva dal fronte opere pubbliche in cui i lavori sono costantemente fermi». 

A previsioni poco rassicuranti si aggiunge un rapporto con la finanza molto complesso, caratterizzato da una stretta creditizia sempre più stringente. Per il 2020 –  ad oggi si parla del 15 agosto – è inoltre prevista l’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi che impatterà direttamente sulle PMI. 

«Questo è un ulteriore problematica che i nostri imprenditori devono gestire in un momento difficile e su cui l’Associazione sta cercando di agire. La ratio di voler “anticipare la crisi” è corretta ma serve attenuarne l’impatto e dare i termini temporali necessari ai nostri imprenditori per organizzarsi. Servirà poi capire le modalità con cui questi revisori, che entrano per la prima volta nelle aziende, dovranno essere accolti, informati e coinvolti nella gestione». 

Per il 2020, dunque, l’obiettivo principale per le imprese sarà crescere nella loro managerialità: se prima erano solo le banche a pretendere una gestione dell’impresa in linea con i loro criteri e le loro aspettative, ora anche il nostro codice civile impone che le aziende vengano gestite in maniera tale da non rischiare più quei dissesti a catena.

«Il “piccolo” è sempre stato la nostra caratteristica ma il piccolo da solo come è stato concepito fino agli anni 2000 non è più sufficiente per competere. L’imprenditore deve ora fare un passaggio culturale importante, soprattutto chi sta rappresentando le seconde o le terze generazioni. Dobbiamo crescere nella managerialità e soprattutto nella conoscenza dei nostri business, delle dinamiche aziendali, degli aspetti finanziari e gestionali».