Criptovalute, dal picco di valore dei Bitcoin a Libra

Il valore del Bitcoin ha superato in questi giorni i 9.000 dollari. Quanto sappiamo sulle monete virtuali? E cosa c'è da aspettarsi dall'entrata in scena di Libra, la criptovaluta di Facebook? Ne abbiamo parlato con Roberto Renò, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Economiche dell'Università degli Studi di Verona.

Il Bitcoin, la criptovaluta più diffusa al mondo, nei primi mesi del 2019 ha registrato un calo di valore. Nella prima metà di giugno, però, ha raggiunto e in alcuni casi superato i 9.000 dollari. Un vero e proprio picco, come non lo si vedeva da mesi, che ha trainato su valori positivi anche tutte le altre criptovalute. Restano molte le incognite sul mondo della moneta virtuale. I valori sono praticamente impossibili da prevedere, perciò le criptovalute si prestano ad infinite applicazioni, non sempre in linea con le norme di legge.

«I Bitcoin sono un moneta di fatto, – spiega Roberto Renò, docente di finanza presso l’ateneo scaligero – che però non ha bisogno di una banca centrale per esistere. Gli scambi vengono certificati non da un sistema di pagamenti centralizzato, come avviene ad esempio per l’euro, ma dagli utenti in rete, che tramite algoritmi crittografici decifrano i codici che garantiscano la trasparenza di tutte le transizioni. Questo la rende una moneta impossibile da falsificare. Il Bitcoin ha avuto un momento di enorme interesse verso il 2017, quando il valore è schizzato alle stelle. Questo ha attirato tante persone che sognano di guadagnare molti soldi investendo nel momento giusto. Adesso sta attraendo di nuovo interesse, perché il valore è di nuovo salito, anche se non ai livelli del 2017. Se uno avesse investito dieci euro nel Bitocoin a gennaio, ora se ne ritroverebbe 30 o 40. Questo è l’esempio che si fa di solito, ma è ingannevole perché il Bitcoin va su e giù ed è molto difficile da stabilire un trend, c’è molta ricerca scientifica sul tema».

Sui rischi di questo tipo di investimento, il professor Renò precisa che il mercato del Bitocoin, in quanto non regolamentato, è esposto sia a manipolazioni del mercato stesso sia al problema del riciclaggio. «Chi ha denari che non vuole far apparire, li può nascondere in forma di Bitcoin creando improvvisamente grosse domande e quindi facendo aumentare il prezzo».

Ma quanto sono diffuse le criptovalute e la tecnologia Blockchain nel nostro Paese? L’utilizzo come moneta circolante è quasi nullo. Abbiamo qualche esempio poco lontano da Verona, a Rovereto, ma come sottolinea Roberto Renò si tratta di esperimenti.

«Il motivo per cui il Bitcoin non può essere usato come moneta è la sua eccessiva volatilità. Ad esempio, se compro una giacca a vento so che tra qualche giorno il prezzo sarà più o meno lo stesso, al massimo puoi beccare un saldo. Invece di ora in ora il valore dell’euro rispetto al Bitcoin può mutare del cinque, dieci o quindici per cento, arrivando anche al 30-50 per cento dopo una settimana».

Ciò rende difficile qualsiasi previsione per il futuro: «Per adesso – spiega il professor Renò – il Bitcoin è un veicolo di investimento estremamente rischioso, soprattutto per investitori che non possono accedere ai canali di investimento istituzionali e questo purtroppo comprende anche i proventi da attività illecite. In futuro ci vorrebbe in qualche maniera un sistema misto, in cui c’è un’autorità centrale che governa e garantisce il Bitcoin, come fa la banca centrale con l’euro. Ma temo che questo sia impossibile o perlomeno non è ragionevolmente pensabile oggi, proprio perché il punto di partenza del Bitcoin è fare una moneta slegata dalla banca centrale».

Sul mercato cresce l’attenzione per Libra, la criptovaluta di Facebook. Il white paper è stato lanciato giusto qualche giorno fa dal team di Menlo Park che sta lavorando alla nuova moneta digitale. «C’è grande attesa per la moneta di Facebook perché c’è grande interesse attorno a Facebook stesso. È è un social che ha avuto un enorme successo, molte persone lo usano e ovviamente uno vede un prodotto di “un’azienda di successo” e si interessa. Quando pensiamo a Libra o a questo tipo di emissioni, siamo nel campo della finanza aziendale. Facebook, come tutte le aziende private, ha bisogno di approvvigionarsi sul mercato dei capitali e ovviamente cercano anche di innovarsi in questo. Normalmente, uno emette azioni o titoli di debito oppure va in banca. Libra rientra nel campo delle cosiddette Initial Coin offering (ICO), cioè emissione iniziale di valuta».

«Sono del tutto simili all’emissione di azioni: quando compro l’azione ho diritto ad acquisire i dividendi futuri, ma soprattutto spero che il valore dell’azione rifletta del buon andamento dell’azienda sottostante. Quindi è una forma sia di investimento sia di risparmio. Libra invece di essere un’azione è una moneta, non dà diritto a dividendi (poi dipende dallo statuto), ma dà diritto ad acquistare servizi di Facebook, per esempio la pubblicità, quindi ha un valore legale vero e proprio, si può scambiare poi in denaro. Ma va considerata a mio parere non come il Bitcoin, una forma di investimento scollegata al resto dell’economia, ma più come un’azione, cioè una forma di investimento nell’attività Facebook, che ne deriva dei fondi, e quindi la cui oscillazione di valore nel tempo saranno legate alle performance di Facebook in termini di flussi di cassa».