Cooperative sociali, cosa cambia con il nuovo contratto nazionale

Con il rinnovo del CCNL delle cooperative sociali, i Comuni veneti sono invitati a riconoscere i nuovi importi contrattuali. Verona ha già recepito le nuove tariffe.

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In seguito all’avvenuto rinnovo del Contratto collettivo nazionale del lavoro delle cooperative sociali, Anci Veneto ha emanato una circolare indirizzata ai Comuni del Veneto in cui invita i Comuni a riconoscere i nuovi importi contrattuali, che avranno effetti anche sul costo del lavoro dei contratti pubblici, presenti e futuri, intercorrenti tra le cooperative sociali e gli Enti Locali.

Nella fattispecie, gli aumenti riguardano:

  • L’aumento sulla retribuzione del 5,95%, che entrerà in vigore in tre tranches tra il 2019 e il 2020, a cui si aggiungerà il valore economico definito dalla contrattazione integrativa territoriale, cioè la contrattazione regionale, non considerata nelle tabelle ministeriali.
  • A questo si somma anche la quota una tantum pari all’importo per vacanza contrattuale previsto nel rinnovo prevedibilmente applicabile anche nei prossimi anni dato che il CCNL scade già in questo dicembre 2019

La presa di posizione ufficiale di Anci Veneto è uno strumento utile, messo a disposizione, anche direttamente, delle cooperative e nella interlocuzione con le pubbliche amministrazioni e stazioni appaltanti, per cercare di ottenere il riconoscimento degli aumenti dei costi derivanti dal rinnovo del CCNL.

Un adeguamento a cui il Comune di Verona ha già provveduto per due appalti relativi al 2020, nel campo dell’assistenza domiciliare e degli interventi educativi.

Come sottolinea la presidente provinciale di Federsolidarietà Erica Dal Degan: «Il rinnovo del contratto è stato un passo importante per i soci lavoratori delle cooperative sociali, ma non possiamo lasciare sole le cooperative nel sostenerlo. I Comuni, la Regione, le Ipab dovrebbero dimostrare attenzione su questo tema, che incide indirettamente nella qualità dei servizi».

«Le cooperative sono in forte crisi economica e continuare a far sì che le logiche del massimo risparmio abbiamo la meglio porterà a far crollare la qualità dei servizi e l’apporto delle cooperative sociali che quotidianamente sostengono l’ente pubblico nel rispondere ai gravi bisogni emergenti. È essenziale pensare alla sostenibilità economica delle cooperative sociali, senza le quali diventa impossibile dare risposte a bisogni sociali delle fasce deboli».

Sabrina Martini, segretaria Provinciale FP CGIL, pone l’accento sulla necessità di non “svendere” i lavoratori del terzo settore, il cui operato è assimilabile a quello svolto dai dipendenti pubblici, con la medesima formazione professionale. «È altrettanto doveroso però – aggiunge – che le amministrazioni pubbliche si assumano la responsabilità di controllo sugli appalti e del rispetto dell’applicazione del CCNL, condizione di mantenimento dell’appalto stesso».

Per Giuseppe Dotti, Segretario generale della Cisl Funzione Pubblica veronese: «Nelle gare di appalto del mondo socio-sanitario permettere che la competizione avvenga sul costo del personale e quindi sulla qualità della prestazione degli operatori socio sanitari è come permettere che in edilizia la competizione avvenga sulla qualità del cemento utilizzato per costruire i ponti. Deve essere obiettivo comune non permettere che accada».

Un problema, quello del dumping contrattuale, su cui si allinea Antonio Imbriani, di Uil Veneto, il quale ribadisce la necessità di rispettare le Tabelle ministeriali.

Infine Loris Cervato, responsabile Settore Sociale Legacoop Veneto, evidenzia la necessità di «Un’ampia alleanza con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni pubbliche basata sul senso di responsabilità nei confronti dei soci lavoratori e degli utenti dei servizi per continuare a mantenere lo sviluppo sociale delle nostre comunità territoriali».