Coldiretti, positivo l’avvio del tavolo anti cimice

I danni provocati dalla cimice asiatica ammonterebbero a 250 milioni di euro. Difficile la situazione soprattutto al Nord: nel Veneto la cifra raggiunge i 100 milioni, di cui quasi 80 nella sola provincia di Verona.

È positivo l’avvio del tavolo interministeriale di crisi per affrontare definitivamente la questione della cimice asiatica che si sta moltiplicando nelle campagne ed in città, causando danni stimati per ora in circa 250 milioni di euro alle produzioni di mele, pere, kiwi, ma anche pesche, ciliegie, albicocche e piante da vivai.

Ad affermarlo è il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’esprimere soddisfazione per l’annuncio del Ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio della convocazione del tavolo per combattere quella che è una vera e propria emergenza nazionale, dopo le richieste di immediato intervento fatte da Coldiretti sia al tavolo con il premier Giuseppe Conte che a quello del Viminale con il Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

«Non possiamo avere tempi ordinari rispetto a emergenze come l’arrivo di specie aliene, ad esempio la cimice asiatica, che invece richiedono provvedimenti rapidi del Ministero dell’Ambiente e controlli sulle merci importate nel nostro Paese – ha aggiunto Prandini nel sottolineare l’esigenza di dare veloce attuazione al nuovo regolamento per l’immissione di specie e popolazioni non autoctone di organismi antagonisti di insetti alieni nel territorio italiani. «Si tratta in particolare – spiega la Coldiretti – della possibilità di diffusione nelle campagne della vespa samurai, nemica naturale della cimice asiatica. Una possibilità che deve essere garantita già durante la campagna agricola in corso».

«La situazione è difficile – denuncia Coldiretti -, soprattutto al Nord. Nel solo Veneto i danni alle produzioni di mele, pere, pesche e kiwi hanno raggiunto la cifra di 100 milioni di euro, di cui quasi 80 nella sola provincia di Verona, ma situazioni drammatiche si registrano un po’ ovunque, dal Friuli Venezia Giulia, dove in alcune zone è andato perso addirittura il 100% del raccolto di pere e mele, al Piemonte, con la provincia di Alessandria tra le più colpite».

«Gravi problemi anche in Lombardia dove – sottolinea Coldiretti – la cimice ha attaccato le coltivazioni di soia e mais nel Bresciano e di frutta nella provincia di Mantova, ma anche in Emilia Romagna la situazione e gravissima. Sciami di cimici iniziano però ad essere segnalate anche nelle altre regioni italiane».

«Per contrastare la proliferazione della “cimice marmorata asiatica” è importante proseguire a marcia spedita con la ricerca per interventi a basso impatto ambientale, attività già avviata con importanti centri universitari, come nel caso del Piemonte dove è stato sperimentato l’utilizzo di un piccolo insetto indigeno, l’Anastatus bifasciatus, contro la cimice grazie ad un progetto promosso dalla Fondazione CRC con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino e Coldiretti Cuneo».

«Sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo – conclude Coldiretti – che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati con estenuanti negoziati e dossier che durano anni e che affrontano un prodotto alla volta».