Economia e imprese, Zumerle: «Perdite pesanti, ma la nostra città è forte»

In vista della 15^ edizione della Settimana Veronese della Finanza, che prenderà il via stasera, abbiamo parlato con Maurizio Zumerle, direttore del quotidiano online "Verona Economia" e tra i relatori dell'evento, che ha spiegato lo stato di salute del tessuto economico veronese in questi mesi di incertezza dovuti alla pandemia di Covid.

In occasione della giornata di apertura della 15^ settimana veronese della finanza, che parte stasera, 19 novembre, oggi parleremo di economia, delle prospettive per le imprese veronesi e venete che in questo 2020 si sono trovate in grande difficoltà. Tra lockdown, conseguenti cali di fatturato e, non per ultimo, sostegni economici che in certi casi si sono dimostrati insufficienti, sono, infatti, molte le aziende che si sono trovate costrette a chiudere i battenti. Ne abbiamo parlato con Maurizio Zumerle, direttore del quotidiano online “Verona Economia” e presidente dell’associazione soci APACA.

«Dal mio punto di vista la situazione è sicuramente da attenzionare ma non gravissima. – ha detto Zumerle – Abbiamo subito sicuramente una riduzione dei nostri asset, una perdita di valore considerevole, ma se si dovesse superare a breve questa crisi indotta dal covid e da scarsa visione prospettica, siamo ancora in grado di recuperare. Certo le perdite sono state pesanti e molte aziende non ce la faranno, ma il tessuto economico, agroindustriale e turistico del Paese e della nostra città è ancora molto forte. Possiamo farcela con l’aiuto del Governo e della Regione, rafforzando il concetto di autonomia».

«I ristori sono stati pochi e mal gestiti. Una delle cose fondamentali che servono in Italia è la sburocratizzazione. A livello locale la burocrazia può essere gestita meglio. L’altro aspetto è quello della valorizzazione dei nostri asset: abbiamo perso un po’ la finanza e a causa di un sistema locale poco avveduto che badava più all’oggi che al futuro. Purtroppo il debito che si sobbarcheranno le prossime generazioni è un debito molto pesante che sarà risolto con una bolla inflazionistica nei prossimi mesi o anni. Abbiamo ancora delle risorse, perchè abbiamo un tessuto imprenditoriale molto attivi, ma bisogna che la Regione e lo Stato intervengano per la sburocratizzazione. Per esempio, anche il bonus del 110% è così complicato e difficile da ottenere quando invece il principio è molto semplice. La politica deve intervenire, ma mi pare che ci siano delle mentalità assai incancrenite su questo aspetto».

«Io mi auguro che con la primavera prossima si comincino a vedere anche gli effetti delle politiche europee sul “green deal”. Credo che si debba investire nella ricerca e l’anno prossimo potremo già vedere un ritorno, come già i maggiori istituti di ricerca preannunciano, ma non certo sufficiente a recuperare quello che abbiamo perso. Serve quindi mettere in piedi una strategia di più lungo respiro».

E sul “caso Cattolica”: «È l’ultima delle nostre grandi istituzioni finanziarie che rimangono sul territorio. L’operazione Generali-Cattolica, dal mio punto di vista, va letta in un’ottica di salvaguardia della situazione strutturale esistente di chi in quel momento governava. Non avendo altre idee e progetti, per venire incontro alle sollecitazioni politiche, si è pensato di rifugiarsi nelle braccia di un grande partner come Generali. Di per sè non è sbagliato, ma il problema è che abbiamo “regalato” questo nostro asset, così come abbiamo perso Banco Popolare, Cariverona e le altre realtà locali. Pur di fare questa operazione si sono svalutati tutti i valori che ci sono in Cattolica. Credo che Cattolica potrà ancora recuperare, ma serve un cambio al vertice».